CELLE FRIGORIFERE (A 5 STELLE)

frigoQuark – Viaggi nel mondo della scienza (cinquemillesima puntata). La storia dei frigoriferi. Frigorifero – (funzionamento e proprietà): si comprime il refrigerante allo stato gassoso e, con l’aiuto di una serpentina, lo si fa transitare allo stato liquido e questo comporta, contemporaneamente, un abbassamento della temperatura rispetto a quella dell’ambiente. Il ciclo si ripete finchè un termostato segnala il raggiungimento del ‘freddo’ desiderato. A quel punto, i cibi si conservano. Ecco come Jacob Perkins, il primo depositario di un brevetto sulla pregevole trovata, ne magnificherebbe le qualità: “La carne e il pesce mantengono il loro gusto e la loro freschezza naturale: restano commestibili, restano buoni, nella padella o nella pentola fanno un figurone”. Dopo il frigorifero, ecco il freezer, altra strepitosa invenzione: un gas passa dentro a un sistema a griglie, una  interna e una esterna, messe in comunicazione da una  pompa e da un ugello. In tal modo, si salvaguardano non solo i cibi comuni, ma anche le torte semifredde, i gelati e persino i ghiaccioli. Ecco come un esponente della principale azienda produttrice riassumerebbe le proprietà dell’elettrodomestico: “Gli alimenti mantengono il colore e il sapore già assunti artificialmente: restano freddissimi, restano mangiabili, nelle calde ore d’estate arrecano un favoloso sollievo”. Dopo il freezer, l’ultima evoluzione, in ordine di tempo, ha un’applicazione squisitamente politica. In pratica, si prende un Paese sull’orlo di una crisi di nervi (diciamo pure l’Italia della grande crisi post 2008) accortosi delle nefaste conseguenze del suo ingresso nell’euro e del delittuoso furto di sovranità patria perpetrato dai partiti firmatari dei famosi trattati UE. Poi si fonda un movimento – un frigorifero a 5 Stelle – e si stuzzica il popolino con tutta una serie di proposte ‘rivoluzionarie’ (fuori dall’Unione Europea, fuori dall’euro, fuori dalla Nato, ripristino della democrazia costituzionale e via così, di rivolgimento in rivolgimento). Indi, grazie a una spasmodica attenzione mediatica, si fa crescere il movimento sì da drenare milioni e milioni di delusi dalla vecchia politica. Una volta raggiunto il livello di freddura (e cioè la soglia critica oltre la quale i delusi possono finalmente contare qualcosa in un contesto che li ha sempre sistematicamente traditi) li si immobilizza per sempre. Ecco come il massimo esponente (dicesi capo politico) del ‘Movimento’ ha riassunto, festoso, il ‘congelamento’ del proprio elettorato, dopo le consultazioni con Mattarella: “l’Italia manterrà gli impegni internazionali già assunti: resterà alleata dell’Occidente, resterà nella Nato, nell’Unione europea e nell’unione monetaria”. Il miracolo è compiuto, grazie ai prodigi della scienza (delle manipolazioni). Insomma, a distanza di un secolo e mezzo dall’Unità d’Italia, vale ancora e sempre il celebre monito che Tomasi di Lampedusa mette in bocca a Tancredi, il focoso nobile nipote del Conte zio schieratosi coi sedicenti rivoluzionari garibaldini: “Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”. Se anche mai ci toccasse un governo a 5 Stelle, sarebbe la solita cella: tutti stretti stretti – e felici! – in un nuovo frigidaire.

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Vecchi commenti

  1. Non facciamo i disfattisti.
    Le dichiarazioni di Di Maio sono funzionali alla preoccupazione condivisa da tutti gli osservatori, in primis dal PdR, di evitare che le consultazioni, ancora in fase esplorativa, siano alla mercè della speculazione finanziaria. Per evitare che in un passaggio tanto delicato nella attuazione della sovranità popolare, l’Italia stia sotto schiaffo delle cancellerie europee e dei gruppi finanziari internazionali, tanto da farsi dettare dall’esterno la formula di governo. Per formare un esecutivo ed una maggioranza politica bisogna consentirsi tempi di elaborazione e di decantazione delle idee e di approntamento delle strategie da adottare, senza l’assillo del ricatto delle centrali finanziarie anglofone su assist franco-tedesco.
    Di Maio, senza neppure farlo capire, ha disinnescato una mina.
    Nel frattempo, sottotraccia, le trattative vanno avanti: Salvini sa benissimo che si deve scrollare di dosso B. e che l’attesa del Paese, come dimostrano pure le ultime rilevazioni, è per un asse M5S-Lega, con l’astensione di FI.
    L’apertura di credito al PD serve a Di Maio come pungolo nei confronti di Salvini per fargli regolare i rapporti di forza dentro il cdx: altrimenti, lo stesso Salvini si troverebbe scoperto proprio sul fronte per lui più delicato, quello interno.
    L’esecutivo che nascerà vedrà la politica estera ispirata in una buona misura dalla Lega con il M5S nel ruolo di garante nei confronti delle istituzioni europee: un gioco delle parti che ha lo scopo di far partire un governo di cambiamento che, diversamente, non potrebbe neppure nascere.
    Per il momento c’è da approvare il DEF: soltanto dopo si potrà avviare, abbozzandolo, un programma di legislatura.
    Il pretendere che Di Maio si tenesse sulle generali dopo il colloquio con Mattarella, significa non tener conto di quale livello di pressione stanno subendo in questo momento le istituzioni italiane da parte dei circoli atlantici. Agire coi piedi di piombo in questa fase, con la macchina dello Stato interamente ancora in mano al PD, è realpolitik o, se si vuole, lungimiranza politica.
    Non sono ammessi passi falsi: il tifoso della curva si dia una calmata!

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