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C’era Una Volta Un (Popolo) Re

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In un paese dove il parlamento non sa esprimere un governo, il governo in carica è espressione di un parlamento delegittimato e i tre partiti di una coalizione teoricamente indistruttibile prendono tre posizioni diverse  rispetto al governo nascente (fiducia, sfiducia, astensione) potevamo farci mancare un Presidente della Repubblica che fa il Presidente del Consiglio? Certo che no. E così non mi ha stupito più di tanto ascoltare Sergio Mattarella e il suo quirinalizio monito ai prossimi, probabili coinquilini di Palazzo Chigi (Di Maio e Salvini): guai a chi tocca l’Europa. Ovviamente, mi sono messo sull’attenti come si fa quando parla il Capo dello Stato che – chiunque sia, ovunque parli, comunque dica – gode sempre di un consenso mediatico bipartisan. Chissà perché, chissà per come. Fatto sta che col Colle non si scherza, quindi l’altro giorno, una volta per tutte, ho fatto ammenda per i miei euroscettici peccati di gioventù e ho deciso di ripudiare chi mi aveva traviato proponendomi “soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili”, come disse Egli. Poi però, una volta riconvertito sulla via di Damasco dell’europamente corretto, mi ha colto un dubbio. Quando Mattarella mi invitava a sottrarmi alle “narrative sovraniste” a cosa si riferiva? Cos’è una ‘narrativa sovranista’? Dovevo assolutamente capirlo per non riperdere la retta via. Una ‘narrativa’ è un racconto, cioè una storia mentre l’aggettivo ‘sovranista’ qualifica l’attitudine a essere dei ‘re’, vale a dire dei sovrani: padroni di sé medesimi e del proprio Stato. Se volevo uniformarmi – e dovevo farlo! – al prezioso consiglio del Presidente, bisognava scovare le storie che incitano al culto della sovranità e ripudiarle all’istante. Allora ho messo a soqquadro la casa e passato al setaccio tutte le  raccolte di fole di quand’ero bambino, ma niente. Per esempio, Cappuccetto rosso è sicuramente una storia, quindi un’opera di narrativa, ma non ci sono mica re, al massimo lupi ingordi e infingardi e nonne troppo buone per non essere mangiate. Biancaneve? Naaaa, non scherziamo; certo, è una narrazione anche questa, ma non è sovranista perché vi abbondano mele avvelenate, specchi lungimiranti, nani solidali, ma di sovrani fieri di esserlo  manco l’ombra (a parte la regina che però è una strega, e non è neanche fiera di sé, e quindi non vale).  Alla fine, cerca che ti ricerca, ho rinvenuto il libro diabolico, l’ho raccolto coi guanti in lattice e ho chiamato un prete per esorcizzarlo.  Vi si legge – credetemi –  che “la sovranità appartiene al popolo” il quale non la può cedere a nessuno per quanto essa è preziosa. Se penso che ce l’avevo in casa, il mefistofelico librino, mi corre un brivido lungo la schiena. L’ho scampata bella, ma meno male che Sergio c’è. Ora capitemi: non posso dirvi il titolo del testo maledetto (per non corrompervi) ma – se per sventura doveste trovarlo – tenetevene lontani. È la “narrazione sovranista” più sovranista che abbia mai letto.  Se poi desiderate un’altra “narrazione”, più adatta agli auspici presidenziali, provate con ‘La bella addormentata nel bosco’ che – per come siamo ridotti – fa sempre la sua porca figura.

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1 Commento

  • Rispondi
    Flavio Flaminio
    14 maggio 2018 a 17:54

    Sei un grande

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