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Giochi pericolosi

“Il divieto di pubblicità per giochi e scommesse contenuto nel decreto dignità rischia di danneggiare proprio chi vorrebbe proteggere”. Questa frase è stata pronunciata da Niklas Lindhal, country manager per l’Italia di LeoVegas, una società svedese di gambling online. L’affermazione è interessante perché costituisce un calzante esempio di gioco di prestigio verbale. I giochi di prestigio verbali sono stratagemmi retorici insegnati nei corsi di comunicazione, di dialettica e di persuasione. Quello impiegato da Lindhal può essere definito come tecnica del boomerang, o dell’autogol. Consiste nel ritorcere contro il tuo avversario la forza stessa delle sue argomentazioni, anzi addirittura il substrato etico che le anima. Nel caso di specie, il provvedimento governativo è diretto a mettere uno stop alla propaganda del gioco d’azzardo. Il lobbista del gioco d’azzardo, allora, individua la ‘spinta morale’, per così dire, alla base della decisione dei pubblici poteri e la rispedisce al mittente: se vuoi davvero proteggere i tuoi cittadini dalla ludopatia, allora non metterci i bastoni tra le ruote e lasciaci ‘giocare’ in pace.

Vietato vietare, insomma. In nome della libertà, come ai bei tempi degli indiani metropolitani. Ora, smascherato il trucco, è ancora più intrigante esaminarne le ‘ragioni’ di fondo. Come cavolo è possibile che la liberalizzazione del gioco d’azzardo protegga dai nefasti effetti del gioco d’azzardo? La risposta è un classico del pensiero liberale, liberista e libertario: se tu affidi al mercato e alle sue regole ‘legalizzate’ anche i comportamenti gravemente nocivi (tipo la droga) li sottrarrai dalle grinfie del crimine organizzato. Il che è un controsenso assoluto, sul piano logico e sul piano etico. Sotto il primo aspetto perché per il delinquente non è poi così difficile trasformare un affare illecito in un affare consentito. Sotto il secondo aspetto perché – se un fenomeno ripugna alla coscienza sociale e civile di una comunità –  esso va proibito a prescindere da ogni considerazione di ‘comodo’ tipo un bislacco bilanciamento costi-benefici.

Non a caso, questo ‘argomento’ è un cavallo di battaglia di quell’autentico cavallo di Troia della società ‘aperta’ (senza confini e zeppa di merci) che, nel nostro paese, è il partito radicale, nelle sue infinite declinazioni. Ma nel caso del gioco d’azzardo, non è neppure questo il punto perché il Governo non ha proibito il gioco, ma la sua pubblicità. E vietarla potrà forse diminuire il business degli imprenditori del ramo, ma salverà anche molte vite dal disastro finanziario: tutte quelle che mai avrebbero ceduto al perverso fascino del demone del gioco (legale) se quel demone non li avesse tentati. Quindi, approfittiamo dell’occasione d’oro per imparare a difenderci, in un colpo solo, dalle lusinghe della manipolazione verbale e da quelle della mistica ‘liberale’.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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