GIOCHI SPORCHI

ROMAC’è una contraddizione che va pur spiegata nel Governo più bello di tutta la storia della Repubblica e, già che ci siamo, diciamo pure di tutta la storia della Monarchia italica. Questo Governo e il suo candidato sindaco in quel di Roma sono risolutamente favorevoli all’organizzazione dei giochi olimpici a Roma nel 2024. Come mai? Persino chi confonde il simbolo delle Olimpiadi con il marchio dell’Audi sa distinguere un Sogno da una Sola. E sa che qualsiasi mega evento sportivo impicca la città ospitante per i decenni successivi ipotecando il futuro di almeno tre generazioni. Parliamo di Italia 90? Parliamone. Nel 2015, dopo venticinque anni, erano registrate ancora spese da saldare per 61,2 milioni di euro in un momento storico in cui se chiedi a un bambino cosa sono le Notti Magiche il pargolo pensa a un’arma fotonica dei Pokemon e se gli accenni agli occhi spiritati di Totò Schillaci ti guarda con gli occhi spiritati di compatimento di chi conosce giusto Messi e Cristiano Ronaldo. Ma noi continuiamo a pagare in forza di una legge del 1987. La numero 65, per la cronaca, aveva deliberato in nome del Popolo Italiano di indebitare i bisnipoti di chi, all’epoca, tifava gli azzurri. Finanziando in tal modo stadi già fatiscenti che ora implorano di essere tirati giù. Abbiamo cacciato mille miliardi di euro solo per edificare i templi del football destinati ai trionfi del ct Azeglio Vicini e su cui invece trionfarono i crucchi. E allora dov’è la denunciata contraddizione? Semplice. Nel fatto che questo Governo è figlio della filosofia della competitività e della spending review, dell’abbattimento dei costi scandalosi della politica e della riduzione del numero dei parlamentari derubricati alla voce spreco. Quindi, le spese sono sprechi se servono a finanziare la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica e investimenti quando mirano a gonfiare le tasche dei mercati e delle banche finanziatrici. Ecco dove sta il baco di cui Renzi e Giachetti non paiono accorgersi. La politica, schiava dell’economia, taglia qualsiasi spesa utile a rafforzare la partecipazione attiva e vigile di un cittadino e il suo potere sovrano e incoraggia ogni spesa buona a indebitare i comuni vita natural durante. Così, ben vengano il ponte sullo stretto, le olimpiadi di Roma, i contributi alla baracca europea. Fulmini e saette, invece, sul Senato con 315 senatori, sulle province, sui comuni di piccole dimensioni. Quel che irrobustisce le istituzioni pubbliche è una medicina indigesta al Mercato, quel che le indebita, al contrario, è un toccasana. Dopotutto, è la solita solfa: privatizzare gli utili e socializzare le perdite ovvero inscenare il carrozzone olimpico, sponsorizzandolo coi soldi di Pantalone, titillando le voglie di profitto di banche, mercati & Co. Lorsignori campano col sogno popolare della medaglia d’oro al collo di un eroe perché poi il tifoso emozionato e vittorioso acquista la Gazzetta e aggiorna la contabilità dei podi olimpici. Intanto, i prestatori di pecunia e i politici di supplemento aggiornano la contabilità degli interessi sul debito.

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Vecchi commenti

  1. Caro Francesco, limpida sintesi di una consumata pratica passivamente accettata dagli uomini oggi in altre faccende affaccendati. Galleggiare per sopravvivere oggi più che mai è diventato un lavoro! Ciao

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