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LEZIONI DI STILE (LIBERO)

stileModesta lezione di stile (libero) a chi impartisce lezioni di stile (Juve). Antonello Piroso è un bravissimo giornalista e anche, per sua stessa ammissione, un tifoso interista. All’indomani della proditoria eliminazione juventina dalla Champions, ha pubblicato su ‘La Verità’ un lungo e circostanziato articolo in cui bacchetta senza pietà Gianluigi Buffon. Il monumento bianconero si sarebbe macchiato, a suo dire e per così dire, di vilipendio allo stile Juventus. Gigi, infatti, ha apostrofato l’arbitro della partita con epiteti irriferibili (vabbè, ormai sono stati riferiti a mezzo mondo: la pattumiera al posto del cuore e poi e poi). Il pezzo di Piroso è interessante sia perché tira in ballo il famoso stile Juve sia perché è scritto da un interista. Lo ‘stile Juve’, in realtà, è una trappola retorica con la quale gli anti-juventini sistematicamente mettono in croce gli juventini; l’interista, invece, è – nella sua piccineria invidiosa e piagnucolante – la quintessenza dell’anti-Juventinismo militante. Ci spieghiamo meglio. Quanto al famoso stile e alla sua funzione, consiste in questo: quando la Juve vince, vince perché ruba; quando perde, deve stare muta perché lo ‘stile Juve’ glielo impone. Quindi, ogni bianconero che si rispetti (e l’unico bianconero rispettato è il bianconero sconfitto) deve accettare la batosta sempre e comunque e sperticarsi in lodi all’avversario anche quando costui l’ha fatta sporca e fare contrito atto di olimpica e sportiva sottomissione allorquando la malasorte, o persino la malafede altrui, lo pigliano a bastonate sui denti. I maggiori sostenitori di questo ‘stile Juve’, in genere, sono proprio coloro che la Juve la odiano. E, in primis, quelli che non sanno perdere mai: né quando perdono senza meritarlo (il che si potrebbe capire) né quando perdono meritandoselo al massimo grado. L’interista, in questo senso, è paradigmatico: il prototipo perfetto del tifoso livoroso e rosicone il quale – se perde, e perde spessissimo, chissà perché – incolpa, nell’invariabile ordine: la Juve che ruba, gli arbitri distratti, la sfortuna cieca e il destino cinico e baro. Ne discende che Buffon, con la sua uscita (la migliore uscita della sua carriera, credetemi) non ha tradito l’inesistente ‘stile Juve’, ma ha promosso l’unico ‘stile agonistico’ accettabile: quello dell’orgoglio, della rivendicazione, del coraggio. Coraggio di dire pane al pane e salame al salame, anche quando il salame è un arbitro o l’arbitro ha il salame (offerto dalla Casa Blanca?) sugli occhi. A Piroso, poi, andrebbe ricordato cos’è lo ‘stile Inter’. Una squadra, quella nerazzurra, la cui leggenda è costruita – oltre che sul piagnisteo a oltranza – su un’unica leggenda (quella di Herrera, Sarti, Burgnich e Facchetti) che forse è davvero tale per quanto è risalente e tramandata sulla parola; e poi anche sulle ceneri della cosiddetta Calciopoli, la più oltraggiosa operazione di pulizia etnico-sportiva mai realizzata a livello mondiale. Insediato un consigliere nerazzurro ai vertici della Federcalcio e rasa al suolo la concorrenza, gli interisti vinsero. Poi gli avversari tornarono e l’Inter ricominciò a perdere, come da copione e tradizione. Ergo, grazie Gigi per aver urlato al mondo che lo stile Juve – e le prediche di chi lo propaganda – ricordano la famosa, fantozziana corazzata: sono una cagata pazzesca. Proprio come certi tarocchi&cartoni altrui.

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