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REAL LADRID

ladridQuesta è una letterina per un bimbo juventino che ho visto piangere dopo l’atroce beffa di Madrid (Real  zero, Juve tre, rigore inventato e Ronaldo qualificato). Forse è anche una letterina per il me stesso bambino che pianse dopo la notte di Atene del 1983. La lettera, quel bambino, dovrà leggerla – per capirla – quando sarà grande almeno quanto me che ora la scrivo. Ma giuro che gli farà un sacco di bene. Prima, però, una premessa: c’è Lewis Hamilton e c’è Gilles Villeneuve, c’è Miguel Indurain e c’è Marco Pantani. Ci sono quelli (innumerevoli) delle innumerevoli vittorie normali e ci sono quelli (rarissimi) delle  rarissime imprese impossibili. Gli uni gratificati, solo vincendo, dagli albi d’oro della contabilità agonistica, gli altri destinati, anche perdendo, all’epica della Storia sportiva. Andare al Bernabeu e farne tre (a zero) a una delle squadre più forti di sempre guidata da uno dei fuoriclasse più splendenti di sempre in faccia a novantamila assatanati tifosi avversari non può accadere davvero: è il plot di un film di Spielberg, la trama di un libro di Brown. Eppure è successo e i tifosi – sia i bianconeri che sono tanti sia gli anti-juventini che sono tantissimi – si guardavano attoniti, a pupille sgranate, accecati dalla meraviglia incandescente dell’inverosimile che s’incarna. Poi è successo quel che è successo per colpa di chi sappiamo, ma non importa. Voglio dire a quel bambino che, l’altra notte, ha assistito a un miracolo che trascende (sublima) le coppe e tutto il resto. Un prodigio paragonabile solo a due eventi nella storia del football (il Mundial 82 culminato, guarda caso, al Bernabeu di Madrid e l’analoga rimonta del Liverpool sul Milan nella finale Champions del 2005). Posso garantirlo perché, dodicenne, fui spettatore delle irripetibili giornate degli azzurri di Bearzot. Ecco, l’undici aprile 2018 – proprio come l’11 luglio 1982 –  il soprannaturale mi ha colto, ci ha colti (me e il bimbo di cui sopra e ogni altro juventino), di nuovo e inaspettatamente, di sorpresa e con la guardia per fortuna abbassata. Ci ha ammutoliti e inginocchiati dinanzi all’epifania del non credibile. Quando scocca il Novantesimo, la remuntada è compiuta, la leggenda scritta, i pronostici stracciati, gli eterni vincitori ribaltati in casa loro. Ma poi arriva il settimo cavalleggeri delle logiche politiche, della viltà arbitrale, del ‘miedo escenico’ madridista e il sogno si spegne. Cosi ci hanno detto. È vero il contrario, caro bambino. Quel rigore subìto ha suggellato, per sempre, la più ‘omerica’ delle vittorie bianconere. Se non davano quel rigore e passavamo noi, delle due l’una: o avremmo vinto la Champions o l’avremmo persa. In entrambi i casi, l’agognata e immensa gioia o l’ennesima e bruciante delusione avrebbero oscurato il Miracolo di Madrid. Così, invece, esso resterà cristallizzato per sempre nella teca magica del mito, benchè fuori dagli albi d’oro, anzi proprio perché è ‘sopra’ a qualsiasi albo d’oro. Anche chi gode ora dello scippo (il robo del siglo, il furto del secolo, l’ha definito un giornale spagnolo), si accorgerà col tempo di come si sbaglia. La faziosa miopia di quell’arbitro era la mano della provvidenza: ci ha impedito di finire nella lista delle vittorie normali, ma ci ha consegnati in eterno a quella delle imprese impossibili.

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