Francesco Carraro è nato a Padova il 7 febbraio 1970. Si è diplomato al Liceo Classico ‘Tito Livio’, laureandosi poi in Giurisprudenza e in Scienze della Formazione all’Università di Padova. Autore di molti libri e avvocato, è titolare di uno studio legale. Tiene corsi di comunicazione, gestione del tempo, public speaking e sviluppo personale. È editorialista di molti quotidiani, nonché opinionista televisivo.
1 Commento
Emanuela Sturla
28 Dicembre 2025 a 20:08Buonasera Francesco Carraro.
Il fatto che a sostegno – forte e totale – di quanto da Lei esposto nel Suo articolo si mobiliti addirittura un personaggio russo, potrebbe sembrare una cosa quanto meno insolita e bizzarra per questi nostri tempi. Il personaggio, di cui si tratta, ci viene in aiuto da un passato remoto, ben lungi dalle attuali miserie e relative sciagure. Si tratta addirittura dell’imponente – in ogni senso – Lev Tolstoj.
Cito da “Lev Tolstoj, Sulla pazzia del nostro tempo e del mezzo per rinsavire”, Il Pozzo di Giacobbe, 2016:
Il trentennio di produzione saggistico-filosofica tra la crisi dei 50 anni e la morte, periodo particolarmente trascurato dalla critica e che non ebbe la dovuta considerazione da parte dei contemporanei intellettuali e dalle istituzioni, i quali stentavano a riconoscere nel Tolstoj convertito il romanziere di successo internazionale di “Guerra e Pace”e di “Anna Karenina”, ma che grazie alla fama mondiale di cuoi godeva, penetrò negli ambienti più disparati delle società europee. (…) Il rifiuto della guerra e del servizio militare era, secondo Tolstoj, un obbligo inderogabile ed appare come la conseguenza del rifiuto di una società fondata sulla folle giustificazione dell’ingiustizia e della violenza. La vicenda dei Lottatori dello Spirito ( perseguitati per il loro rifiuto di prestare servizio militare), la cui azione fu sostenuta da Tolstoj con il massimo impegno è, al riguardo, indicativa. In una lettera ad un giornale svedese, Stokholm Tagblatt, 4 ottobre 1897, scrive:
“Tutti al giorno d’oggi parlano di pace e dei mezzi che occorrono per instaurarla. Di pace parlano i professori, gli scrittori, i membri del parlamento e delle associazioni per la pace, e quegli stessi professori, scrittori, membri del parlamento e delle associazioni per la pace, all’occorrenza, esprimono sentimenti patriottici. Quando arriva il loro turno, essi vanno tranquillamente ad ingrossare le file dell’esercito, presupponendo che la guerra cesserà non con i loro sforzi, ma con quelli degli altri e non ai loro giorni, bensì chissà quando in futuro. I preti e i pastori predicano la pace nelle proprie chiese e con fervore pregano Dio per questo, ma si guardano bene dal dire al proprio gregge che la guerra non è compatibile con il cristianesimo. (…) Siamo cristiani e quindi non possiamo acconsentire ad essere degli omicidi, voi potete anche torturarci e ucciderci, non possiamo impedirvelo, ma noi non possiamo obbedirvi, perchè professiamo quello stesso cristianesimo che anche voi riconoscete”.
Ancora illuminante l’osservazione in “Ricredetevi”, scritto contro la guerra russo-giapponese, con la quale Tolstoj denuncia la follia della guerra che politici ed intellettuali fingevano di non vedere:
” E in tutta la Russia, dal palazzo imperiale alll’ultimo villaggio, i pastori della Chiesa, che si dicono cristiani, invocano Dio – questo Dio che ordina di amare i propri nemici. Dio d’amore- perchè aiuti l’opera diabolica, perchè aiuti gli uomini nell’assassinio. E delle centinaia di migliaia di uomini in uniforme e con ordigni diversi di morte- la carne da cannone – esaltata dalle peghiere, dai sermoni, dagli appelli, dalle processioni, dalle immagini, dai giornali, con l’agonia nel cuore, con una baldanza apparente, abbandonano i genitori, le mogli, i figli, vanno là ove, rischiando la vita, compiono l’atto più terribile: l’assassinio di uomini che non hanno fatto loro alcun male. E dietro loro seguono dei medici, delle suore di carità che vanno là supponendo, non si sa la ragione, di non poter soccorrere a casa la gente semplice e pacifica che soffre, ma di poter soccorrere solo quelli che sono occupati ad assassinare.”
Tolstoj tornerà di continuo ad afffrontare il tema della guerra, degli inganni e delle mistificazioni che le fanno da necessario corollario. Ribadirà tutto questo nella relazione del 4 agosto 1909 per la Conferenza per la Pace di Stoccolma: “La gente cesserà di vedere il servizio alla patria, l’eroismo di guerra, la gloria militare, il patriottismo e vedrà quello che c’è: la realtà nuda, criminosa dell’omicidio.”
Con uguale capacità egli seppe vedere all’inizio del secolo i bagliori della I Guerra Mondiale e il coinvolgimento irresponsabile dei cristiani:
“La corsa al riarmo porterà il disastro economico e guerre catastrofiche. Mentre la guerra dovrebbe fare orrore ai cristiani.”
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Nota personale: la prima ditta presso cui lavorai in Germania (1992) aveva la propria sede negli edifici sconfinati di Rheinmetall a Duesseldorf. Di recente su ardmediathek.de ho visto un illuminante reportage su questi produttori di armi e l’immagine che mi ha profondamente angosciata e scossa è stata quella in cui si vedono tanti carriarmati su di un treno che vanno là dove tutti ben sappiamo. Mi ha colpita profodamente e lasciata impietrita anche la scena del capo di questa gigantesca ditta che, nell’apprendere che essa ha raggiunto successi altrettanto giganteschi, si esibisce in (per me osceni) salti di gioia.
Cordiali saluti
Emanuela Sturla