ALDO TRADIMENTO

moroIn occasione dell’anniversario del sequestro Moro si sono sprecati i servizi televisivi su quei giorni drammatici che, come noto, sconvolsero l’Italia, ma poi prevalse la via della fermezza e così la Repubblica uscì dalla notte più buia e trionfò la democrazia e via falsificando. Allora ci siamo chiesti – osservando le più alte cariche dello stato impettite, cotonate o in grisaglia davanti alla stele commemorativa del grande statista e dei cinque poveri cristi martirizzati in via Fani – che cosa avrebbe da dire oggi, se potesse assistere al suo ennesimo funerale, il leader più carismatico e influente della Democrazia Cristiana del dopoguerra. Continua a leggere

SETTE PICCOLE VIRTU’

virtuDi fronte a taluni, recenti, terribili fatti di cronaca (con violenze gratuite perpetrate da soggetti più forti contro individui più deboli) una delle reazioni più diffuse, autentico riflesso condizionato, ruota intorno al concetto di ‘valore’: siamo una società senza valori, abbiamo perso i valori di una volta, i giovani sono disorientati e alla deriva perché mancano di valori. Poi, la cosa si chiude lì perché tutti danno per scontato di sapere di quali valori si sta parlando e quindi di conoscere il cratere morale che ne è derivato e su cui prendono corpo e piede gli eventi orribili di cui ci parlano i media e, più in generale, la deriva nichilista della nostra società. Il convitato di pietra di tutti questi discorsi sono, appunto, i valori, le virtù. Si ciancia di valori, in generale, ma nessuno specifica di quali valori, in particolare. Continua a leggere

AUTORITA’ E CREDULITA’

bancheC’è un’altra sfumatura imperdibile. Non possiamo alzarci dalla poltrona – dalla quale stiamo assistendo al cabaret allestito dalla Onorevole Commissione di Inchiesta su Banche & Affini – prima di aver fatto mente locale su ciò che segue. Dunque, abbiamo questa Autorità di Garanzia chiamata Consob. Le autorità – sapete – piacciono un sacco ai cultori della democrazia occidentale. Infatti, le Autorità sono spuntate negli ultimi anni un po’ dappertutto (in Italia e in Europa) e – a ogni cambio di stagione – ci siamo svegliati con nuove autorità sbucate tra l’erba novella del giardino. Aperta la porta, eccole là, venute su in una notte come un turgido porcino: l’Autorità per le telecomunicazioni, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, il Garante per le comunicazioni, l’Agenzia per l’Italia digitale e via discorrendo, di Autorità in Autorità. Continua a leggere

MUNDA MUNDIS

foglioC’è un monito di San Paolo che, con la suprema sintesi dei motti latini, recita: ‘omnia munda mundis’: tutte le cose sono pure per i puri. Significa, più o meno, che lo sguardo candido dell’ingenuo  sa  scorgere solo cose buone e belle e giuste e sante, o perlomeno santificabili, nel ginepraio del mondo circostante. Il puro non coglie  il male del mondo perché non lo ospita in sé. Non lo vede perché non ci crede. Così, egli affronta i travagli esistenziali nella fiduciosa attesa del lieto fine inevitabile. Incarnazione letteraria di un’indole siffatta è il Principe Myškin, l’indimenticabile “Buono Assoluto” di un capolavoro di Dostoevskij (dal titolo suggestivo: “L’idiota”). Continua a leggere

REALITY SHOCK

realityContinuiamo a pensare che, oggidì, ci sia molto più bisogno di filosofia che di economia. Ma l’economia è una scienza – obbietterà  il pragmatico irriducibile e refrattario ai voli pindarici – e aggiungerà: essa  governa le cose. Può darsi, anzi sicuramente è vero. La storia umana non ha mai conosciuto un’epoca più economicistica, o economo-centrica, di quella attuale. Ogni mattina, da migliaia di schermi,  i nuovi pontefici massimi annusano gli umori dell’avvenire decifrando i sussulti degli indici di borsa, proprio come – tra gli etruschi e i romani – gli aruspici indovinavano il futuro dalle viscere di pecora. E tuttavia, gli economisti sono la classe intellettuale più sputtanata dell’universo per quante previsioni hanno sbagliato e per quanti modelli hanno toppato, tarandoli più sulle loro convinzioni di come il mondo dovrebbe andare che non sull’osservazione di come il mondo effettivamente va. Continua a leggere

I BAMBINI FANNO NO

poviaCorreva l’anno 2005 quando una canzone inattesa e abbagliante vinse il festival di Sanremo senza vincerlo davvero. Il brano si intitolava I bambini fanno oh e fu escluso dalla fase finale della manifestazione per una faccenda di scartoffie, ma in realtà il suo interprete, Giuseppe Povia, si rivelò il trionfatore morale di quella edizione della kermesse dei fiori. Da allora, il motivetto e il testo non ci hanno più abbandonati. Facciamo la prova: basta accennare, anche solo mentalmente, alle prime note e alle prime parole dell’incipit e la sua magia ci ritorna in mente, proprio come l’indimenticabile successo di Battisti. La ragione di fondo è la stessa: si tratta, in entrambi i casi, di capolavori. Quando la delicatezza naive di un testo, il suo trascinante refrain e la credibilità vocale dell’interprete si fondono, la sintesi miracolosa si compie. I bambini fanno oh entrò di diritto negli annali della discografia italiana rimanendo per venti settimane (diciannove consecutive) nella hit parade e aggiudicandosi sette dischi di platino. Continua a leggere

CHE SCHIAVI DEL DEBITO IDDIO CI CREO’?

schiaviIpotesi di lavoro: siamo forse approdati in una nuova era in cui si è compiuta una stagione millenaria con il ritorno al punto di partenza passando, per l’appunto, dal via? E il via è, per caso, una casella concettuale abbastanza semplice da assimilare e perciò assiduamente frequentata da tutti, anche dai partiti un tempo definiti progressisti? Se così fosse, l’uomo è tornato a farsi oggetto; un oggetto disponibile, fungibile, manipolabile sul quale variamente esercitare una serie di sollecitazioni prive di soverchi scrupoli e in genere riservate agli utensili o alle bestie. Continua a leggere

NICE CHE DICE

nice

Correva l’anno millenovecento quando morì Friedrich Nietzsche. Data rotonda e simbolica che segnò la fine di uno dei più conosciuti e controversi filosofi di ogni tempo e l’inizio di un’epoca destinata a inverarne molte delle profezie. Proprio Nietzsche ci può aiutare a rileggere la storia recente per cercare di coglierne il senso e provare a decifrarne gli sviluppi. Il suo pensiero, in effetti, è contaminato da un germe contaminante condiviso dalle due forze ideologicamente debordanti del ventunesimo secolo: il fanatismo omicida di ispirazione islamica, da una parte, e il finanzio-capitalismo tecnologico e tecnocratico dall’altra. Il germe in questione ha un nome (violenza) e una pluralità di declinazioni (fisica, psicologica, culturale, sociale, politica e religiosa) contrassegnate da un minimo comun denominatore: l’eccesso perpetrato con la forza. Continua a leggere

FILOSOFIA NEL DIRITTO

FILOSOFIAAppena iscritto all’Università, appresi la regola aurea di ogni matricola: partire morbido, con un esame semplice. Una prova scaldamuscoli, diciamo, giusto per vantarsi di aver sverginato il libretto. E magari covare l’illusione che la facoltà di legge fosse alla portata di un liceale cresciuto a pane e lettere classiche. Ci voleva la materia giusta, però, tipo l’educazione civica delle scuole medie. Quella materia era filosofia del diritto e quasi mai deludeva le aspettative. Argomenti discorsivi, poca memorizzazione e tanto ragionamento, piacere della dialettica e riscoperta della didattica: il godere del vincere facile. Alle viste, però, ben altri codici, ben altri tomi, ben altri prof rispetto a quelli amabili e socratici di quell’esame che, come il primo amore, non si dovrebbe scordare mai. E invece accade il contrario. Continua a leggere

PRIVATI DI TUTTO

PRIVATSiamo alla stretta finale. Il Governo ha annunciato di voler pigiare il piede sull’acceleratore in materia di privatizzazioni. Il che significa mettere in vendita i residui gioielli nazionali, aziende belle grosse e molto ricche (Snam, Eni, Finmeccanica etc.) da dare in pasto ai cosiddetti privati. La motivazione è la solita, demente, che ci vendono come verità rivelata da almeno trent’anni: abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, ci siamo indebitati come un qualsiasi figliol prodigo propenso allo sperpero e ora dobbiamo tirare la cinghia e svendere i mobili di casa per ripagare chi ha mantenuto la bella vita che non potevamo permetterci. A ben pensarci, fosse vero, non ci sarebbe nulla da eccepire. E benché sia falso, nessuno ci trova, comunque, alcunché da eccepire. Continua a leggere