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Italia-Inghilterra: il lato A e il lato B del complotto

Premessa: siamo italiani, siamo calciofili, siamo adulti e vaccinati (si fa per dire, ovviamente) e dunque non vediamo l’ora che gli azzurri sollevino la coppa sul prato di Wembley dando scacco alla Regina. È un atteggiamento qualunquista e populista? Può darsi, ma chissenefrega. In un mondo dove “mai ‘na gioia”, gioire per una grande vittoria sul campo è un cucchiaino di zucchero buono in una tazza di nero caffè. E lo pigliamo volentieri, alla faccia di quelli che lo sport è solo uno strumento del potere e poi ti citano l’immancabile “panem et circenses” e ti dicono che loro domenica sera guarderanno un film di Totò. E però.

E però vogliamo metterci anche nei panni di costoro i quali non hanno mica poche ragioni da spendere. Ne hanno tantissime. Il calcio –  e tutto lo sport ai massimi livelli – è davvero un mezzo supremo di manipolazione di massa. Da ben prima delle Olimpiadi del 1936 e del documentario “Olympia” di Leni Riefenstahl. Dunque, guardandola anche in questa prospettiva, in chiave complottista, la finale di  domenica sera si presta a due letture maliziose mica da ridere: la prima tradizionale, diciamo pure un po’ “vecchiotta”, la seconda molto più aggiornata, diciamo pure più plausibile. Il lato A e il lato B del complotto, insomma.

Lato A: il risultato di Italia-Inghilterra è già scritto: vinceranno i ragazzi di Southgate; giochiamo fuori casa nella tana degli inglesi, davanti a sessantamila spettatori tutti di bianco vestiti; i Leoni sono arrivati in fondo favoriti da un rigore ridicolo a testimonianza del favore arbitrale di cui (già) godono; Ceferin, presidente della Uefa, adora il premier inglese perché si è opposto per primo al progetto Superlega e odia l’Italia perché italiana, e bianconera, è la squadra più invischiata in quello stesso progetto secessionista. Dunque, è inutile affannarsi in attesa della “notte magica”, perché Dio –  domani, e come sempre –  salverà la regina. E qualcuno, dietro le quinte, gli darà pure una mano.

Lato B: il risultato di Italia-Inghilterra è già scritto: vinceranno i ragazzi di Mancini. Per uno strano scherzo del destino, non c’è mai stata una finale più politica di questa, in tutta la storia degli europei,  e forse dei mondiali. Per la precisione, un vero e proprio duello all’Ok Corral tra unionisti e sovranisti. Chi è infatti il simbolo per eccellenza, sopra ogni altro, della UE, per aver gestito le aurifere (monetarie) fonti dell’Europa unita, per averla salvata dall’orlo dell’abisso, per aver promesso che avrebbe fatto “whatever it takes”, per aver compiuto il miracolo di convertire il paese più riottoso e populista del vecchio continente sulla retta via comunitaria? Draghi. E Draghi è il premier italiano.

E chi è il simbolo per eccellenza, sopra ogni altro, del cosiddetto exit, l’unico ad avercela fatta, il solo ad aver dimostrato che un altro mondo è possibile, oltre al pantano di regolamenti, commissioni, consigli e burocrazie in cui lentamente affogano le democrazie d’Europa? Boris Johnson. E Johnson è il premier britannico. Pensate cosa significherebbe sul piano simbolico un trionfo dell’Italia di Draghi sull’Inghilterra di Johnson. La Ue, in questa prospettiva, “conquisterebbe” sportivamente l’Inghilterra, espugnando il “tempio” della perfida Albione. Dove non riuscirono gli aerei della Luftwaffe,  arriverà il “tiraggiro” di Insigne. E qualcuno, dietro le quinte, gli darà pure una mano.

Aggiungeteci il coming out della Ursula che tiferà per noi. Se fossimo inglesi, non dormiremmo sonni tranquilli. Ma siamo italiani e, se va dritta, esulteremo lo stesso, nonostante la Von der Leyen e nonostante la chiave politica indigesta di una nostra vittoria: un cucchiaino di ignobile aceto in una tazza di dolce frappè.

Francesco Carraro

www.francscocarraro.com

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