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LA LIBERTA’ NON E’ UNO SPAZIO LIBERO, LIBERTA’ E’ PIANIFICAZIONE

leninNon so se vi è mai passato per la testa questo subdolo interrogativo. Viviamo nell’epoca più liberale della storia, dove il trionfo del Washington Consensus ci ha resi tutti più liberi, più ricchi, più benestanti e, soprattutto, più consumatori. La libertà è la cifra del nostro tempo al punto che, tra destra e sinistra, è una gara spasmodica a chi è più liberal, riformista, moderatamente progressista, o cautamente riformatore. Non c’è mattina in cui il gallo canti che non ci giunga una buona nuova dal fronte dei mercati. In ossequio a quel fenomenale assunto di Adamo Smith, imbullonato a puntino da Von Hayek e da Milton Friedman, che dà ragione ai credenti di ogni fede: c’è davvero una ‘mano invisibile’ e provvidenziale, come predicava il Manzoni, a vegliar sui destini di ognuno premurandosi che a ognuno sia dato più assai di ciò che abbisogna. Eppure, un tarlo mi rode. Ma se le cose stanno così, perché ho (anche) la sensazione di vivere nell’era più pianificata e collettivizzata di sempre? Abbiamo una Commissione Centrale che si fa spedire, ogni mese, i progetti del nostro governo sedicente sovrano e li passa al vaglio con tigna occhiuta e caparbia per poi bocciarli (spesso) o rimandarli al mittente (sempre). Abbiamo delle economie statali irregimentate in parametri che se uno sfora il 3% del deficit o il 60% del pil l’ira degli dei lo carbonizza. Abbiamo dei piani centrali di regolamentazione delle derrate (tipo la mitica pac, la politica agricola comunitaria). Abbiamo le future quote di ingresso e smistamento degli immigrati. Abbiamo il patto di stabilità che vieta ai comuni di usare le tasse incassate. E poi abbiamo direttive, raccomandazioni, regolamenti, pareri, ingiunzioni, un  kafkiano filo spinato di regole che ci soffoca in trincea. Sputo il rospo: immaginate se la scienza ridesse vita e fiato ai numi tutelari imbalsamati del socialismo reale. Riesumati dai loro mausolei moscoviti e  portati a zonzo per l’Europa, esulterebbero concordi alla vista di cotanta economia pianificata. E si commuoverebbero al pensiero dei loro obsoleti piani quinquennali. Urge un concorso filosofico per trovare il nuovo Rousseau. Urge una coincidentia oppositorum a risolvere l’inghippo prima che qualcuno, troppo sveglio, se ne accorga. Titolo: come si può essere turbo capitalisti e cripto comunisti, e ostinarsi a vivere felici.

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