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PARTITO RADICALE MULTINAZIONALE

RADICALIDunque, Pannella è stato un leader dei diritti civili, ha combattuto battaglie di civiltà, ha fatto fare prodigiosi balzi in avanti al paese, lo ha condotto oltre la soglia della modernità. Posto che l’aborto, l’eutanasia, la legalizzazione delle droghe corrispondano a una vittoria di cui andare fieri, e ne dubitiamo, non è in quelle sfide che va misurato lo spessore politico di Pannella. Anche se è innegabile la poderosa spinta data dal suo movimento al nostro Paese, instradando l’Italia sulla via desolata che ora percorriamo svelti svelti, e pure alienati e depressi. Ma la madre di tutte le battaglie è stata un’altra, quella su cui, a dispetto del vittimismo piagnone dei radicali, Pannella ha riportato un trionfo assoluto, e coincide con la dimensione della trans-nazionalità. Il leader radicale più di ogni altro si è battuto per la dissoluzione del concetto di stato, classicamente inteso, per lo sbriciolamento della sovranità nazionale, per l’affermazione di un potere sempre più delocalizzato, sia in senso orizzontale che in senso verticale. In senso orizzontale perché espulso fuori dai confini patrii, in direzione di capitali estere (da Bruxelles a Strasburgo, da Francoforte a New York). In senso verticale perché evaporante verso l’alto, alla volta di cupole silenti, opache, omertose come la Commissione Europea o le varie Corti di sedicente giustizia, tutte rigorosamente iper-nazionali, cui Pannella amava appellarsi. Non a caso il suo partito si chiama radicale trans-nazionale, non a caso egli adorava infarcire i suoi soliloqui con le parole trans-partito, trans-nazione, non a caso fu proprio radicale una delle commissarie europee più note, Emma Bonino, e non a caso i radicali vantano, nel loro Pantheon, Ventotene, Altiero Spinelli, Tony Blair, George Soros e tutto ciò che va in direzione di una demolizione dei confini statuali e di un annacquamento delle prerogative sovrane tricolori. Quindi, Pannella non è, come la vulgata lo dipinge, un veggente inascoltato perché scomodo. È piuttosto il Mosè abile a intuire, in anticipo sui tempi, l’approdo a cui eravamo destinati e che aveva molto a che fare con la burocrazia odiosa, occhiuta, totalitaria e parassitaria in cui si concreta l’Europa Unita odierna e pochissimo a che vedere con concetti di cui, pure, il mondo radicale si è sempre riempito la bocca: federalismo, libertà, diritto alla conoscenza. Ebbene, non ricordiamo un solo discorso o una sola battaglia di Pannella e del suo movimento contro la micidiale macchina a-democratica di Bruxelles, contro l’atmosfera di dolosa e servile ignoranza in cui sono stati conservati sott’aceto i cittadini, intanto che politici europeisti sudditi di altri regimi (trans-nazionali, guarda un po’) svendevano la corona del popolo italiano e l’articolo uno della costituzione a potenze straniere. Si dice democrazia, ma è oligarchia, si dice libertà, ma è tirannide, si dice capitale umano, ma è capitale finanziario, si dice comunità di cittadini internazionali, ma è il paradiso delle corporations multinazionali. A questo disegno ha portato il suo contributo Marco Pannella. Ed è difficile credere lo abbia fatto per sbaglio. Purtroppo.

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