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AMAMI AMAMI

AMAMIThe day after. Il Mattino dopo. Nella maestosa riproduzione del Quirinale in scala 4:1 sull’ottavo colle appositamente rimboccato nelle periferie più elitarie e inaccessibili di Roma, all’interno della sala più interna del Palazzo, sotto le lignee cornici ottagonali di un soffitto cinquecentesco, circondato da stucchi arabeschi e putti barocchi, in mezzo ai tavolini stile Impero ancora gremiti di bottiglie non stappate di champagne Ca’ del Bosco e di caviale addensato nelle ciotole dei salatini  e di aragoste dal mollusco intristito, si aggira un’anima in pena. Sola. Ormai un chiaror d’aurora lampeggia tra le fessure degli scuri e un paggio si avvicina con discrezione: “Emerito, emerito, emerito!”. Dopo un lugubre silenzio, lo sventurato risponde: “Ehm, che vuoi?”. “Se ne sono andati tutti, emerito!”. L’anima in pena liscia la vestaglia di broccato e chiede: “E la festa?”. Il servitor fedele non ha cuore di mentire: “Ma quale festa, emerito! Ha vinto il no!”.  L’anima in pena si porta i pugni alle tempie e sillaba – il  volto tumefatto dall’insonnia, una sottile goccia di pendula saliva dal labbro esangue  -: “Non dia retta agli exit poll”. “Ma quali exit poll” sbotta  il paggio popolano reprimendo a stento una ghignata soddisfatta: “Mo’ so’ le cinque de matina. Amo vinto, cioè… scusi, Emerito… hano vinto sesanta a quaranta. Nun so’ manco più proiezioni, so’ dati reali!”. L’anima in pena fa un cenno, quasi impercettibile, con il mignolo, e il paggio populista evapora con le brume mattutine.  A quel punto, the past king si accascia su una morbida seduta Luigi Filippo e si appisola. E nel sonno gli appare la femminea incarnazione della saggezza. “Chi sei?” le  domanda. “Sono la Costituzione” dice colei. Allora Sua Sovranità, deliziato dall’incantevole creatura, borbotta: “Mi ricordi Mina…”. E la donna prende a cantare e discioglie in una diurna malia le di lui pene notturne: “E se non ti avessi amato mai. Adesso non saresti qui, ma non mi chiedere perché. Adesso e qui amami. E io mai mi abituerò alla tua voce e ai tuoi addii contro la nostra volontà. Adesso e subito Amami. Amami Amami. Imperdonabilmente NO. Con la tua vita nella mia. Ricominciando da qui. Amami Amami. Indifferentemente NO. Senza ragione né pietà. Semplicemente così”. Il sognatore, ebbro d’estasi e di sensi di colpa, le fa eco a sua volta. Gorgheggia nel sonno, con sonnambula vaghezza: “E se non ti avessi amato mai ora chissà dove sarei tra chi rinuncia e chi ti abbraccia chi non capisce come sei pericolosa amica mia. Sarò un pericolo per te, se fosse affetto me ne andrei ma per me affetto non è. Amami amami. Imperdonabilmente NO con la tua vita nella mia ricominciando da qui. Amami amami”. L’alba fatale di Roma sorge sugli altri sette colli quando il paggio rientra con i caffè e le brioches e un pacco di giornali: “Emerito, emerito, come canta bene lei. Uguale uguale a Celenta…no.”

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