Blog

NUN SE PO’ VEDE’

MARINO

Con il caso Marino è davvero difficile districarsi. Chiunque si pronunci sul tema lo fa in modo ‘interessato’. I sostenitori lo giudicano un eroe fatto fuori da logiche malavitose. I detrattori lo considerano il peggior sindaco di Roma dai tempi del cavallo di Caligola. Mumble, mumble. Ci sarà pure un modo per valutare il personaggio. Intendo, senza essere tacciati di partigianeria o di uso strumentale delle disgraziate gaffe di un gaffeur da Guinnes. Mumble mumble. Trovato! Se vogliamo inchiodare lo strazio d’Ignazio senza che lui ci spari addosso con scuse da Osteria numero Uno, bisogna mettere in campo un pezzo grosso, tipo Emmanuel Kant. Il quale ebbe l’ardire, riuscendovi, di dimostrare che esiste almeno una dimensione su cui possiamo essere d’accordo, ed è quella estetica. Per Kant non esiste il bello soggettivo, ma il bello e basta, tale per tutti, a qualsiasi latitudine e in qualunque epoca. Ma c’è di più. Kant avrebbe detto: ‘non è bello ciò che piace, ma è bello ciò che è bello’. Oppure: ‘ciò che è bello necessariamente piace’. A tutti. Disinteressatamente. Per il semplice fatto che, in ogni uomo, a prescindere dalle idee e dalle preferenze, c’è una facoltà, il sentimento, che non può non riconoscere la bellezza quando essa si appalesa al suo sguardo. Nel caso di Marino, potremmo, con la licenza di Kant, applicare i canoni della sua estetica non al bello, ma al brutto. Invero, se ammettiamo un bello universale e scevro da interessi, suscitatore di estetica (ed unanime) approvazione, allora dobbiamo accogliere anche un brutto, esso pure universale e disinteressato. E anche una facoltà umana in grado di accorgersene. Ecco, la parabola di Marino va valutata secondo i criteri non della politica, ma dell’estetica kantiana. Allora otterremo il consenso di tutti, persino dei suoi paladini. Quel sindaco nun se po’ vede’. Ne ha inanellate così tante, di figure barbine (faccia compresa), che è filosoficamente impossibile reggere l’urto della sua esposizione mediatica. Che tu sia di destra o di sinistra, del PD o forzista o della Lega, della Roma o della Lazio, di Bergoglio o di Ratzinger, alla fine, kantianamente, dovrai cantarlo in coro: Che ci’arifrega, che ci’arimporta,
se l’oste ar vino c’ha messo l’acqua:
e noi je dimo, e noi je famo,
’Sei troppo brutto e nun te votamo!’

Potrebbe Interessarti Anche

Nessun Commento

    Lascia un commento

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.