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“Essi” e i fessi

Il caso del più grande intellettuale italiano non riguarda il più grande intellettuale italiano. Il fatto che il più grande intellettuale italiano ritenga scandaloso essere querelato per avere offeso, ma perfettamente logico e giusto querelare per essere stato offeso, non è un’offesa alla coerenza. È la coerente reazione di chi appartiene a una certa area culturale molto colta, molto progressista, molto europeista, molto occidentale, molto atlantica, molto laica, molto di sinistra, molto avanti, molto sopra, molto tutto ciò che è “molto”, “più”, “oltre” la media dell’uomo medio. Dunque, compie un’operazione miope e superficiale chi addita la contraddizione vivente del più grande intellettuale italiano perdendo, con ciò, l’occasione di occuparsi della popolosa famiglia da cui il più grande intellettuale italiano è massimamente esaltato. Perché è lì che si annida la ragion d’essere di un certo sorprendente contegno.

Tipo quello di chi immagina di aver licenza d’insulto e immunità di querela per il sol fatto di essere un intellettuale, anzi il più grande intellettuale italiano. Eppure costui, a suo modo, è innocente quanto incoerente. E sbaglia bersaglio chi con lui se la prende anziché esplorare i bachi, le tare, i vizi del milieu politico-culturale a cui il più grande intellettuale appartiene. Dunque, non va studiato “lui”, ma “loro”. Non è “egli” il tema, ma “essi”. Se spostiamo il focus su “essi” ci accorgeremo di quante e di quali sesquipedali contraddizioni li contraddistinguano. Nonostante, al cospetto di “essi”, dal punto di vista di “essi”, in base ai criteri di “essi”, tutti gli altri siano fessi.

Per esempio, essi pensano di essere di sinistra, ma vengono schivati (se non schifati) dai lavoratori, dai redditi bassi, dai poveri in canna. Essi credono di rappresentare gli emarginati, ma guidano, o sostengono, o votano, il partito dei ricchi, dei padroni (del mondo) e delle ZTL. Essi sono ossessionati dal fascismo in Italia, ma ferventi paladini, all’estero, di milizie dichiaratamente naziste. Essi dividono il mondo in aggressori (cattivi) e aggrediti (buoni) dopo aver appoggiato per decenni gli aggressori (buoni) contro gli aggrediti (cattivi).

Essi si dicono pacifisti “naturali”, ma esigono l’aumento delle spese militari. Essi marciano per la pace dopo aver votato per l’invio massiccio, e continuo, di armi da guerra. Essi si dicono alfieri dei nuovi diritti (non naturali e non universali), ma si dimenticano volentieri di quelli vecchi (naturali, universali e costituzionali). Essi evocano ogni due per tre lo spettro della dittatura politica dopo due anni di (gradita) dittatura sanitaria. Essi sbandierano convinzioni ultraeuropeiste e vantano tradizioni socialiste e progressiste, ma non sanno (non vedono) che l’Unione europea è costruita su un modello spietatamente ordoliberista e iper-competitivo. Essi accusano di disumanità il Governo italiano per la politica (troppo severa) sui migranti e adorano il Governo francese che i migranti li “accarezza” e poi li espelle.

Essi odiano l’odio, ma poi grondano odio contro chi ama un’idea diversa dalla loro. Essi lottano contro tutte le limitazioni all’uso e all’abuso del proprio corpo, ma poi le tollerano (anzi le invocano) contro chi rifiuta sul suo corpo un trattamento sanitario obbligatorio. Essi difendono alla morte la libertà (di tutti) di sballare, di bucarsi, di circolare impunemente sull’altrui proprietà, dopo aver negato la libertà (di alcuni) di passeggiare, di rifiutare di farsi bucare, e di circolare sul pubblico suolo.   Essi “credono” alla scienza, ignorando che alla scienza non si crede. Essi esaltano le conquiste dell’era della scienza, ma vivono in un’era in cui l’unica cura, al terribile morbo, trovata dalla scienza “ufficiale” (in due anni di pandemia)  è stata la vigile attesa (del decesso).

Essi minimizzano, e ridicolizzano, il pericolo di una epidemia, quando l’epidemia è agli esordi e potrebbe essere affrontata. Ma poi essi minimizzano, e ridicolizzano, chiunque proponga una cura per l’epidemia quand’essa è conclamata. Essi sapevano, con granitica certezza che i morti con Covid “dovevano” essere morti di Covid e, con altrettanta incrollabile sicumera, sanno che i morti dopo il vaccino “non possono” essere morti per il vaccino. Essi inseguivano l’immunità di gregge quando si sapeva che non poteva essere raggiunta e hanno smesso di parlarne quando non è stata raggiunta. Essi hanno fatto il vaccino per non prendere il Covid e poi hanno preso tutti il Covid nonostante il vaccino.

Essi hanno privato di stipendio e dignità migliaia di sanitari italiani no-vax, e li hanno sostituiti con sanitari ucraini in gran parte no-vax. Essi aborrono la camicia nera, ma venerano la tessera verde. E, con essa, essi hanno discriminato milioni di italiani sulla base dell’assunto che chi è vaccinato non contagia quando già si sapeva che chi è vaccinato contagia. E sempre essi – ora che il produttore reo confesso ammette di non aver mai detto che (né saputo se) il vaccino proteggeva dal contagio – dicono di averlo sempre saputo. Ma essi non sanno cogliere l’incongruenza. E neppure chiedere scusa.

Essi magnificano la “competenza” e poi si fanno dettare la linea da una ragazzina semi-scolarizzata (in materia ambientale), da un nerd multimiliardario fanatico di chip e di vaccini (in materia di salute globale) e  da un ex assessore all’urbanistica (in materia sanitaria). Nello stesso tempo essi (dimentichi della competenza che ci ricordano di ricordare) si fanno beffe delle denunce sull’origine artificiale del virus lanciate dal Premio Nobel per la medicina (massimo esperto di virus) e degli allarmi sui vaccini mRNA suonati dall’inventore dei vaccini mRNA.

In conclusione, essi non vedono la realtà così com’è; la costruiscono come vorrebbero che fosse. E se la realtà non si adegua, essi non si rassegnano, ma pretendono che si adegui, e si rassegni, la realtà. Essi “creano” il mondo e lo abitano. E sempre essi decidono chi è degno di abitare quel mondo ricreato.  Va da sé che – in base a tale singolare, e creativa, visione del mondo – quando essi sono querelati per aver insultato, viene messo a rischio il loro diritto costituzionale di manifestazione del pensiero; ma quando essi insultano, stanno solo esercitando il loro diritto costituzionale di parola. Solo i fessi potrebbero negare questo peculiare privilegio di “essi”. Perciò, essi non si avvedono che la posizione del più grande intellettuale italiano è indifendibile, mentre il più grande intellettuale italiano non se ne accorge anche perché è applaudito e vezzeggiato da “essi”. Un’ultima avvertenza semantica: sappiate che –  nonostante le cose di cui sopra possano talora apparire demenziali –  quando essi si chiamano “dem”, intendono dire “democratici”.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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