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IL RUMORE DEL NEMICO

RUMORESono reduce dalle piste da sci e mi ha colpito un fatto. Nonostante la penuria di neve, di cui si lamentano giustamente tutti gli operatori del comparto montagna, la cosa più difficile non è stata trovare un pendio innevato su cui veder sfrecciare gli sci o gli snowboard. L’impresa davvero titanica è stata scovare degli angoli, dei cantucci solitari dove ci fosse un briciolo di silenzio. L’area destinata alla partenza degli skilift e all’arrivo degli sciatori era invasa da rumori assortiti (e sintetici) sparati a palla dalle casse di uno stereo: pubblicità, notizie in diretta dal mondo, la concitata voce di un dj su di giri, musica pop, disco, italiana, hip hop, per tutti i gusti. Suoni che si accavallavano tra loro in una cacofonia insopportabile di strepiti. Ma non mi è parso che quella discoteca a cielo aperto desse fastidio ad altri che al sottoscritto. Allora, mi sono avventurato all’interno dei locali prospicienti il piazzale, ma la musica non è cambiata e non parlo per metafore. Semplicemente, la direzione degli amplificatori era centrifuga anziché centripeta, mirava alle orecchie degli avventori occupati a scolarsi un bombardino o un punch all’arancio (all’interno) invece che su quelli in paziente attesa della seggiovia (all’esterno). Alla disperata ricerca di un posto dove non sentire altro che il silenzio della montagna incantata, mi sono diretto verso un locale fuori mano, una piccola malga inerpicata lontano dalle case e dal casino. Credevo di avercela fatta, sono entrato e non c’era nessuno tranne un oste bonario che mi ha servito un caffè. Eppure, niente da fare. Anche lì dentro, una radio faceva il suo porco lavoro: pubblicità, news, dj e via andare a un volume tale da costringermi a darmela a gambe in cerca di una risorsa che dovrebbe essere tipica delle vette alpine, la loro cifra, la loro regola, non l’eccezione. E, invece, mi sono reso conto con sgomento che il rumore, oramai, ha fagocitato qualsiasi mattonella del nostro vivere quotidiano, dai locali agli uffici ai supermarket ai centri commerciali alle rotonde sul mare fino alle guglie delle cime più alte. La nostra esistenza è affondata (affogata) in un rumore insistente e inutile, una sorta di fatuo cicaleccio senza tregua, latore di informazioni vacue e senza scopo o di ritmi sincopati concepiti, pare, con la precisa funzione di rincoglionirci. E se ci pensi un attimo ti accorgi che il primo effetto dei rumori di fondo è proprio quello di impedirti di pensare. In conformità a un’epoca dove il pensiero profondo e la meditazione silenziosa sono occupazioni talmente difficili da essere persino scandalose e sconvenienti. Così, anche i posti ideali per il deserto interiore sono stipati all’inverosimile con i suoni imbastarditi di questa civiltà. Il silenzio è bandito, ovunque, e con esso la riflessione prolungata e non intermittente. E i luoghi della socialità sono costruiti sul rumore proprio perché nessuno possa cadere in tentazione.

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