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PAPOLEONE

napoleonUna volta, un adagio di sapienza contadina diceva scherza con i fanti, ma lascia stare i santi. Il che stava a significare un certo occhio di riguardo per la dimensione religiosa e dei religiosi, un rispetto ‘a prescindere’ dovuto alle gerarchie ecclesiastiche, pontefice ed episcopato in primis. Quando però la sommità di tali gerarchie, di bianco vestita, oltrepassa la soglia del ridicolo e lo fa maliziosamente, pubblicamente, dolosamente, nella piena consapevolezza della super minchiata appena veicolata coram populo, allora dell’antica saggezza popolare si può fare a meno. Qualcuno, in terra polacca, ha pronunciato, nei giorni successivi alle mattanze islamiche in terra tedesca e francese, le seguenti parole: “A me non piace parlare di violenza islamica. Tutti i giorni sfoglio i giornali e vedo violenze. In Italia uno uccide la fidanzata, uno la suocera. E questi sono cattolici battezzati, sono violenti cattolici. Se parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica”. Ora, se qualsiasi border line monomaniaco, dopo quattro ombre di Cabernet, in un’osteria del polesine, facesse un’affermazione del genere, si beccherebbe del mona. Perché qualsiasi mona della bassa padana, anche ubriaco spolpo, arriva ad intendere che le violenze in famiglia di cui ha parlato l’argentino non sono perpetrate in nome di una religione, sono violenze brutali e basta messe in atto senza alcuna intenzione di difendere o diffondere una fede. Gli atti di terrorismo mussulmano, invece, scaturiscono proprio da una religione, sia pure da una lettura estremistica e dannata del Corano. Non ci vuole uno del Mit di Boston per capirlo. Ciò che dà la cifra religiosa o meno di un assassinio non è il ‘battesimo’ del criminale (il suo essere cristiano o ebreo o islamico o induista), ma il suo agire in nome di un dio. Chi ammazza la suocera non lo fa per compiacere Gesù, chi massacra innocenti nelle piazze europee lo fa solo per gratificare Allah. Sappiamo che è ovvio e scontato, ma alla banalità delle stronzate si risponde con la banalità della logica. Ciò che inquieta, piuttosto è che centinaia di migliaia di giovani si siano riuniti a Cracovia per fare da clacque a Bergoglio. Il che ci dà l’idea non solo del grado di manipolabilità delle nuove generazioni, ma anche dal tragico e pneumatico vuoto (intellettuale e culturale) delle loro teste. Se i ggggiovani della giemmegggggì, le avanguardie della speranza futura, lo seguono significa che non hanno avuto né buoni maestri né buone letture, solo tanti cartoons e playstation. Altrimenti, uno come quello arrivato dalla fine del mondo lo rispedirebbero da dove è venuto in un amen. Ma ogni età ha gli eroi che si merita. Il dramma di quelli odierni è che vi siano masse sterminate ad ascoltarli nonostante la dimostrata follia delle loro tesi. Del resto, un tempo era pieno di gente che si credeva Napoleone. Oggi è pieno di quelli che credono a quello che crede di essere il papa.

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