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Piccolo prontuario di autodifesa mediatica

Piccolo prontuario di autodifesa contro la manipolazione mediatica. È necessario? Di più: è imprescindibile. Oggi, il problema non è più quello di farsi un’idea delle cose, ma semmai quello, preliminare, di sapere quali sono le “cose”. Non dovete preoccuparvi tanto di formarvi un giudizio sui fatti, quanto piuttosto di sapere quali sono, questi “fatti”. E ciò perché il sistema di sedicente “informazione” generalista si è definitivamente trasformato in un sistema di “formazione” permanente. Il cui obbiettivo non è descrivere le “cose” e riportare i “fatti”, ma semmai quello di “formare” la coscienza delle persone. Quindi, in ultima analisi, di generare uno stato d’animo “giusto” nei lettori, nei telespettatori, negli ascoltatori.

Perciò, chiunque voi siate, comunque la vediate, dovreste tenere a portata di mano un piccolo breviario di tecniche manipolative ogniqualvolta vi accostate a un’edicola o udite la sigla di un telegiornale. Eccovene una breve lista senza pretese di esaustività.  Prima tecnica: il falso “verosimile”. Consiste nello spacciare un contenuto asseritamente relativo a un preciso evento, ma in realtà estrapolato da un altro evento completamente diverso o, addirittura, creato ad arte. Pensate al video dei bombardamenti sul cielo ucraino veicolato dalla Rai, all’inizio del conflitto, e rivelatosi poi come il frame di un videogioco.

Seconda tecnica: il falso “vero”. Consiste nel dare ampio risalto a una foto, o a un video, genuini per denunziare i crimini di una parte, mentre i documenti si riferiscono ai crimini di un’altra. Esemplare, sotto tale aspetto, l’immagine apparsa su un grande quotidiano (e raffigurante l’esito di una strage di russofoni di probabile matrice ucraina) per corredare una serie di articoli contro la perfida Russia. Terza tecnica: il “vero” epurato. Consiste nell’omettere il racconto di “capitoli” rilevanti o secondari di una vicenda, in quanto potenzialmente in grado di mettere in discussione lo storytelling stabilito. Tipo le venature golpiste dei fatti di Euroimaidan 2014 oppure l’espansione della Nato a Est successiva alla caduta del muro di Berlino o l’identità nazista del battaglione Azov. In questo caso, il vero semplicemente scompare. Viene “dimenticato”, se non deliberatamente censurato. Un po’ come i famosi settecento bambini greci morti per l’austerity che un noto giornalista italiano aveva deciso di tacere per non portare acqua al mulino sovranista.

Quarta tecnica: il falso “buono” o “a fin di bene”. Qui ci mettiamo, ovviamente, le fialette all’antrace di Powell, ma anche uno degli evergreen dei falsificatori di professione: la tesi secondo cui le guerre occidentali sono giuste perché “esportano la democrazia”. Che fa il paio con l’invio “pacifista” di armi al fronte che la democrazia la “difende”. Quinta tecnica: il “falso” auspicio vodoo. Consiste nel far circolare non  già notizie verificate, ma pii desideri. È la tecnica più sottile e più “magica”, per così dire. Con la quale, il mainstream non si limita ad adulterare la realtà effettiva, o a generarne una tarocca, ma ambisce addirittura a “propiziarla”. Con lo stesso slancio “spiritico” di una danza della pioggia di nativi americani. Fate caso a tutte le volte in cui avete sentito parlare di Russia sull’orlo del default o di imminenti congiure interne al Cremlino.

Sesta tecnica: l’auto-immedesimazione. Riguarda non il destinatario di una comunicazione, ma l’emittente, non il bersaglio del messaggio distorto, ma l’artefice. Molti degli utilizzatori delle succitate tecniche non lo fanno perché ci “provano”, ma perché ci “credono”. Essi sono talmente compromessi con il sistema da averne introiettato le metodologie di finzione alla stregua di realtà fattuali. Proprio come la vittima del regime di “1984” di Orwell finiva col dire “2+2 fa 5” non per opportunismo o paura, ma per “convinzione”. Concludendo, quando ogni giorno accendete tv e smartphone e vi connettete con i canali dell’informazione “ufficiale” e “competente” fatelo come gli spettatori dello show di un illusionista. Altrimenti finirete per crederci.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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