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PIOVONO POLPETTE, GOVERNO LADRO!

PIOVEPassiamo adesso all’altra questione apparentemente incomprensibile. Perché dannarsi l’anima a fare una riforma costituzionale che, in realtà, non serve o, addirittura, rischia di rendere più complicato il processo legislativo? Una prima spiegazione è la necessità di marketing. Fare una riforma costituzionale – benché scritta palesemente coi piedi – è comunque un risultato facilmente spendibile nel luna park del politik show. Infatti, uno dei pochi argomenti del SI (forse l’unico, di certo il più utilizzato) suona più o meno così: è vabbe’, non sarà una riforma perfetta, ma è comunque una riforma che il Paese attendeva da quarant’anni. Cioè il nuovo per il nuovo, il nuovo moralmente buono in quanto nuovo, non in quanto buono. Siccome bisognava cambiare (non si sa perché, in nome di cosa, per conto di chi, ma non importa), allora applausi in sala al manovratore che ha cambiato. Come dire che – se hai il raffreddore e ti inietto il bacillo della peste – va bene perché abbiamo cambiato patologia. Lo so che non ha senso, ma la categoria del ‘senso’ è l’ultima di quelle in gioco nella furibonda campagna referendaria. Ed ecco la seconda spiegazione, ben più importante e convincente. Oggi, la politica non si fa più con la testa degli eletti e per rispondere ai bisogni reali degli elettori. Si fa con la testa dei non eletti e per rispondere alle necessità virtuali dei mercati. E i non eletti, da lassù – da dove la malattia terminale si propaga per li rami – hanno maturato la convinzione che bisogna dare il colpo di maglio definitivo alle residue velleità autonomiste degli stati nazionali. E pure farlo in fretta, prima che qualche movimento populista si sogni di arrivare nella stanza dei bottoni e fare di capoccia sua. Per ottenere questo risultato, i registi debbono necessariamente occultare la polpetta avvelenata nel corpo grosso e grasso e ben farcito di un tacchino natalizio. Così nessuno se ne accorge. Se andate a leggervi i regolamenti e le direttive comunitarie, o anche i trattati europei, vi accorgerete che sono scritti con lo stesso stile arzigogolato, ampolloso, prolisso, paranoide caratterizzante l’attuale riforma costituzionale. Da un lato, ciò discende dalla totale insipienza di politici privi di qualsiasi cultura giuridica, filosofica e letteraria. Pensano che il diritto sia una caotica regolamentazione del caos, mentre è un’ordinata introduzione dell’ordine. Pensano che esso consista nel normare il più possibile (financo il buco del culo del tacchino), mentre si traduce nel normare il meno possibile. Dall’altro lato, le tortuosità labirintiche dell’articolo 70 o 72 della nuova Costituzione, disorientano e impediscono al cittadino di capire davvero. Il non capire, dunque, è la chiave di volta. L’elettore che si fa lettore è perduto. Ne esce pazzo, travolto da un’accozzaglia inestricabile di subordinate e parentetiche, perdendosi così le regole veramente rilevanti. Per esempio, il l’articolo 117 laddove è stabilito che la potestà legislativa è esercitata nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea scippando le Regioni di un’infinità di competenze (federalistiche) ricondotte sotto il cappello dello Stato e quindi, per la proprietà transitiva, della dittatura oro stellata. Ecco la polpetta che giustifica tutto. Piovono polpette, governo ladro.

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