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QUATTRO PAZZI NEL DELIRIO

TRE PASSILa vicenda della multa inflitta dal Governo americano a Deutsch Bank per traffico fraudolento di titoli venefici merita un minuto di silenzio. Meditiamo. Da un lato, abbiamo una banca tedesca – i mitici teutonici super affidabili, onesti per definizione, dal rigore morale d’acciaio – che truffa ignari cittadini come una banda bassotti qualsiasi. Dall’altro, abbiamo gli USA, cioè il Paese in cui il suddetto sistema criminogeno era anche endemico e dove le banche spacciatrici di bufale tossiche sono state salvate con aiuti di stato e i loro manager premiati con laute prebende, che si impanca a Tribunale dell’Etica e appioppa una badilata di 14 miliardi di dollari all’istituto di credito germanico. Infine, i mercati trincano perché la sanzione è stata ridotta a 5,4 miliardi. ‘E la borsa vola e trascina Wall Street!’ annunciano gli anchor man dei tigì di punta, lo sguardo ebete e l’espressione attonita. Siamo ben oltre i Tre passi nel delirio di Federico Fellini e Louis Malle. I mercati festeggiano: la sola e unica autorità semi-divina cui i nostri politici di ogni colore tributino rispetto e devozione a prescindere hanno orgasmi multipli perché a una cupola di banksters è stata più che dimezzata la pena. E siccome gli dei brindano, con conseguenti ritorni di crescita, anche Renzi, Bersani e Berlusconi se la faranno nelle braghe dalla felicità. Ma Fellini e Malle si erano dimenticati il quarto passo. il Deutschgate ha permesso un salutare résumé delle altre mega corporations implicate nella faccenda. Una su tutte: Goldman Sachs la quale è stata condannata, nel 2012, per una somma pari a 5,1 miliardi di dollari. Ora, come il mondo intero sa, da Goldman Sachs sono transitati o a Goldman Sachs sono approdati (quali amministratori, consulenti o advisor) molti componenti del Gotha politico mondiale: da Mario Draghi, vice chair man e managing director della ditta (dal 2002 al 2005) a Romano Prodi a Josè Manuel Barroso a una nutrita schiera di altri figuri. Ebbene, questi signori appartengono tutti alla squadra di quelli che ‘bisogna recuperare il senso dell’etica nella politica e i cittadini devono sopportare i sacrifici’. Possibile che non uno solo di essi si sia mai sentito in dovere di fare pubblica ammenda dopo aver lavorato per quelli là o non si sia mai vergognato come un ladro prima di entrare in quel giro? Oppure, abbia mai vissuto come una irrimediabile macchia nel curriculum la frequentazione di certi circuiti? Soprattutto, possibile che dobbiamo sempre pescarli da lì i peggiori fichi del nostro derelitto bigoncio? Viviamo nell’epoca che Fichte definirebbe come quella della ultracompiuta peccaminosità. Dunque, non solo più grande è il peccato, più il peccatore la sfanga, ma i sodali del peccatore sono pure ufficialmente investiti del ruolo di farci la predica.

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