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TOTòTRUFFA

TOTòQuando pensate di averle viste e sentite proprio tutte, quando vi state convincendo che di Totò ne è esistito solo uno, che di Buster Keaton non ne nascono più, che la vena comica del genio italico, e pure di quello anglosassone, è inaridita, allora è proprio il momento giusto per andare al cinema a vedere il nuovo Kolossal dal titolo ‘Flessibilità in uscita’. Che è poi la geniale trovata per far quadrare i conti di un sistema pensionistico al collasso badando bene a garantire i principi non negoziabili su cui si fonda e si tara l’Evo competitivo. Primo: penalizzare sistematicamente i cittadini meno garantiti (un tempo si diceva più poveri, ma oggi suona brutto). Secondo: evitare di accollare alle casse pubbliche ulteriori spese socialmente utili (cioè volte a beneficiare proprio i cittadini meno garantiti). Terzo: non sottrarre denari all’unica missione dello Stato ai tempi del colera dell’Europa Unita: ripagare gli interessi sul debito ricevuto dai mercati per sostenere la cosa pubblica. Quarto: permettere un ritorno sufficiente, un lucro decoroso, ai datori di lavoro della classe politica, vale a dire banche, assicurazioni e alta finanza in genere. Dunque, armatevi di incredulità che si parte. Il metodo detto ‘flessibilità in uscita’ prevede che uno vada in pensione prima grazie a un prestito pensionistico elargitogli cortesemente da una banca, prestito che poi dovrà restituire in comode rate mensili. Come dire, l’inalienabile diritto alla pensione ridotto al rango di un mobile Ikea qualsiasi o dell’ultimo modello di Skoda, finanziato col credito al consumo, taeg da verificare presso la finanziaria di riferimento. Non più indebitarsi solo per i capricci, ma anche per garantirsi la famosa serena vecchiaia. Lo so che sembra impossibile, ma lo stanno studiando davvero. Nicola Pini, su Avvenire.it, la esemplifica pregevolmente come segue: “Facendo i conti delle serva, se un lavoratore riceve anticipatamente, poniamo, mille euro al mese per uscire tre anni prima, alla fine dovrebbe restituirne circa 40mila, somma che nel caso di una restituzione in 15 anni vale oltre 200 euro mensili, una penalizzazione forte, senza l’aiuto pubblico, per molti pensionati”. Tommaso Nannicini, uno dei principali consiglieri economici del Governo Renzi ha parlato di uno ‘sforzo di creatività’ e di una proposta che ‘suscita molta curiosità’. Hanno smarrito persino quel connotato tipicamente umano che è la capacità di ridere di se stessi, l’autoironia, quella misericordiosa e salvifica attitudine di comprendere quando si è superata la soglia critica del ridicolo. Gli attuali reggicoda del Sistema Economico Vigente (per definizione non emendabile, non modificabile, tantomeno rivoluzionabile) quella soglia l’hanno oltrepassata da così tanto tempo e così a lungo da esserne divenuti una caricatura grottesca. Partoriscono soluzioni così idiote, così pacchianamente prone alle esigenze del sovrano che pure il sovrano ne riderebbe se non ne fosse scandalosamente avvantaggiato. Quindi, i primi non sanno riderne perché non ne hanno facoltà (l’hanno perduta), i secondi perché, in quanto reggenti, hanno pure da   mantenere un aplomb. A tutti gli altri resta solo il potere corrosivo dello scherno, quello liberatorio della risata. Non è esattamente un rivolgimento culturale e delle coscienze, ma non sottovalutiamolo perché potrebbe costituirne l’innesco.

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