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U.S.A. E ACCETTA

USAGli americani fanno bene a spiarci. Devono monitorare la nostra inclinazione ad assorbire i principi di democrazia, fratellanza e libera manifestazione del pensiero che cercano invano di inculcarci da quasi un secolo. Il problema è che non impariamo mai, continuiamo a fare domande stupide, a chiederci il perché delle cose, a investigare il dietro le quinte. Che volete farci, siamo italiani, un popolo che ha avuto la Magna Grecia e l’Antica Roma, Pitagora a Crotone, Parmenide ad Elea, Seneca e Cicerone nella vetusta capitale. Siamo stati rovinati dagli antenati e ci siamo disabituati a obbedire. Tanto che, quando uno ci chiede di credere, obbedire e combattere, riusciamo a stargli dietro per due decenni al massimo, ma poi ricominciamo a smaniare e a voler pensare con la nostra testa. Per fortuna ci sono gli americani e la NSA, la National Security Agency che mette le microspie nei gabinetti dei nostri governi e anche in quelli privati di ogni singolo ministro. Così ci studiano, capiscono dove continuiamo a sbagliare e poi mandano qualche insegnante di sostegno a farci le ripetizioni. Tipo Edward Luttwak, grande politologo, di cui sentivamo la mancanza come del sale nel caffè. L’insigne studioso ha detto, a proposito del povero ragazzo italiano Giulio Regeni, torturato a sangue e a morte in Egitto: “Qualsiasi dichiarazione italiana che critichi il governo egiziano è irresponsabile. Non bisogna dire niente (…). Il governo egiziano è un baluardo contro il terrorismo anche per l’Europa. Non devono esserci dichiarazioni di ministri che possono essere interpretate come una critica al governo egiziano che è più che un alleato per l’Italia, è una barriera protettiva e una diga”. Ah, che sollievo, che soddisfazione, sentite come l’afflato della coscienza civica, della cultura democratica soffia impetuoso e rinfresca le calotte dei nostri testoni duri di comprendonio. Musica per le orecchie degli indigeni (noi), la tromba del settimo cavalleggeri zufola le note di Born in the U.S.A., intanto che rimpiangiamo di non essere nati nel Tennesse e sfanculiamo Pitagora e Parmenide. Ma il buon Luttwak non si limita a dirci di tacere e di tenerci la morbosa curiosità che turba il faraone d’Egitto, ha anche la risposta sulla morte di Regeni: “Come è stato ucciso? Non lo sappiamo, magari è stato un amante”. E che ci voleva, Euclide? Un collega del professore, nel frattempo, saputo dalla CIA e dalle sue microspie che continuiamo a interrogarci anche sulla morte di Mattei, sulla strage di Bologna e su quella di Ustica, ha battuto un telex inviato in tempo reale a tutte le redazioni d’Italia: “Chi c’è dietro quelle stragi? Non lo sappiamo, magari il Joker, la banda bassotti e Macchia nera”. Alfano voleva fare subito una conferenza stampa in mondovisione, ma gli hanno spiegato in tempo che ci stavano solo prendendo per il cesto. Come sempre.

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