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LA COSCIENZA DI ZERO

ZENOL’elettore italiano ha un sogno inconfessato e forse inconscio, lo cova dentro di sé, anche se non vuole ammetterlo, o magari, semplicemente, non può farlo perché il sogno si muove sotto lo strato vigile della sua coscienza di cittadino impegnato e patriottico. Eppure, quel sogno lo rende inquieto, lo fa pazziare, lo induce a cambiare le opinioni come le mutande, sballottato di qua e di là, da un polo a un ulivo, da un movimento a un predellino, da un partito democratico della sinistra a un partito della nazione. Senza posa, senza requie, egli in realtà anela a qualcosa che nessuno può dargli. Perché, sistematicamente, chiunque acceda alla somma cadrega di Palazzo Chigi, cade in tentazione e cede alle sirene del cambiamento e  pronuncia la fatidica frase: “bisogna fare le riforme!”. Prodi voleva fare le riforme, Berlusconi voleva fare le riforme, D’Alema voleva fare le riforme, Rutelli voleva fare le riforme, Monti purtroppo ha fatto le riforme, ma Letta voleva rifare le riforme e Renzi, capita l’antifona, colta l’opportunità storica che si offre agli statisti e che gli invidiosi chiamano fortuna, ha deciso di riformare le riforme malformate dai suoi predecessori riformisti. Ora, gli elettori italiani, se potessero fondersi in un corpo mistico e unico, un ciclopico uomo massa, tangibile e visibile, sceglierebbero i panni di un eroe televisivo immortale che ne incarnerebbe tutti i vizi, dal masochismo al vittimismo al qualunquismo, ma anche una grandissima virtù. L’eroe è il mitico Fantozzi, il più fenomenale incassatore di ogni tempo (dopo Rocky Balboa) e la virtù è quella di un’unica frase leggendaria, pronunciata alla proiezione di un film di culto, la Corazzata Potemkin, ed entrata di diritto in quell’immaginario collettivo che, sottotraccia, ha modellato la nostra psiche popolare. Ecco, se questo Golem potesse parlare, se l’Italia tutta, fantozzianamente (e quindi rettamente) intesa, potesse gridare il suo sdegno represso, si leverebbe in piedi e, dalle Alpi ai Pirenei, dal Tevere alla Puglia, a una sola voce urlerebbe: “Queste riforme sono una cagata pazzesca!”. Ma il rito sciamanico avrebbe solo l’effetto, pur catartico, di liberarci le viscere, ma non quello, politico, di liberarci dai riformatori. I nostri leaders futuri, come quelli passati, continueranno a promettere ancora una riforma, l’ultima davvero, quella decisiva, buona a placare le voglie dei mercati e a far ripartire la crescita. Perché essi replicano in forme diverse, nel nuovo secolo, la compulsiva menzogna del protagonista di un romanzo dei primi del secolo scorso: La coscienza di Zeno, di Italo Svevo. Zeno garantiva e ri-garantiva a se stesso che la sigaretta appena accesa sarebbe stata l’ultima. Invece, ne seguiva poi un’altra e un’altra ancora. Come Zeno Cosini, i nostri politici non possono sottrarsi alle riforme perché sono i ricettacoli dei desideri dei Mercati. E come i mercati sono, per definizione, insaziabili, i politici che li servono sono, per definizione, nullità. In un’epoca insensata e assetata di cifre, il loro zero assoluto è l’unica cifra dotata di senso.

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