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VERRA’ UN GIORNO

tumultiÈ epocale quanto accade in Catalogna? Sì. Si sta dispiegando la Storia, con la S maiuscola? Sì. Quegli eventi riguardano la Spagna e la Catalogna? No. Riguardano il nostro futuro. Nella rivolta di cui siamo ammutoliti testimoni il domani irrompe dai battenti socchiusi dell’oggi e ci consente di sbirciare l’oltre, l’aldilà del quotidiano, e di indovinare le ombre di un dramma consumato nel futuro. La precognizione è praticabile in due modi: il primo è il senso occulto dei profeti,  santi e veggenti di ogni epoca; il secondo è accessibile a chiunque, quando la Storia, con la S maiuscola, ci dissemina innanzi agli occhi una miriade inequivocabile di Segni. In questo caso, il ‘presagire’ è un talento universalmente praticabile. Richiede solo intelletto a sufficienza per connettere gli sparsi puntini della cronaca e orecchi accorti per coglierne la debole, ma non revocabile eco. Ecco allora cosa profetizzano i fatti di Catalogna. Verrà un giorno in cui si risveglieranno ‘catalani’ i popoli dell’intero continente. Verrà un giorno in cui le menzogne e l’inganno non varranno più a mascherare l’oppressione. Verrà un giorno in cui l’indipendenza sarà reclamata non dalla Catalogna, ma dall’Italia, dalla Spagna, dalla Francia e da ogni singolo Stato dell’Unione Europea. Verrà un giorno in cui il governo mandante dei manganelli fascisti e dei fottuti proiettili di gomma sarà quello di Bruxelles. Verrà un giorno in cui le urne devastate, le vetrine spaccate, le schede sequestrate, la democrazia calpestata saranno quelle di uno o di qualcuno o di ciascuno degli Stati che oggi –  nell’ebete letargo della loro codarda insipienza  –   si definiscono europei. Verrà un giorno in cui il grido di indipendenza si leverà da Parigi, da Roma, da Atene, da Lisbona, da Madrid, da Berlino. Verrà un giorno in cui nelle galere di Eurogendorf finiranno i francesi, gli italiani, i greci, i portoghesi, gli spagnoli, i tedeschi colpevoli solo di riconoscersi per tali. Verrà un giorno in cui l’alibi codino della legalità formale – maschera di una illegalità sostanziale proterva e trionfante – sarà agitato sulla faccia di milioni di sudditi ancora memori di una patria cittadinanza e della propria svenduta potestà. Verrà un giorno di scontri all’arma bianca e di sassi scagliati per le strade. Verrà un giorno in cui i gendarmi neri avranno il casco blu con le stelle d’oro e i martiri le bandiere colorate di altrettante defunte nazioni. La Catalogna ci scuote non tanto per la sua tragedia contemporanea, ma per la nostra sciagura a venire. I tumulti intravisti in controluce nel ribellismo inerme delle masse catalane, come nel lucore concavo e sinistro di una sfera, è l’unico possibile? Forse no, ma è il più probabile e la sua virulenza atterrisce, ma scrolla le nostre coscienze. E solo nella presa collettiva di quelle coscienze – per la quale già siamo in imperdonabile ritardo – risiede il grano di speranza capace di far deragliare la Storia.

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