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anche-noPremessa numero uno: questo pezzo potrà infastidire quelli “che bisogna partecipare alla vita politica almeno esercitando il diritto-dovere del voto”. Perciò potete astenervi dal proseguire se vi riconoscete nella categoria. Premessa numero due: il sottoscritto rientra nel genere di persone descritta nella premessa numero uno, quindi è tenuto a spiegare perché non si astiene dallo scrivere questo pezzo. Sono persuaso, come tanti, dell’importanza di un impegno personale nel politico e coltivo sensi di colpa a proposito di tutto ciò che non faccio per cambiare il mondo. Tuttavia, certe volte prevale un pessimismo radicale e i miei pensieri si colorano di grigio; anche a proposito della vitalità della nostra democrazia e dell’importanza delle elezioni in un paese ‘libero’. Per dire, mi chiedo e mi arrovello: il dibattito infuocato sull’ultima riforma elettorale – con scene isteriche di piazza, pubbliche invettive, megafoni roventi ed evocazioni di fascismo – non sarà tutta energia sprecata? Mi spiego. Il Rosatellum è una evidente porcata (al pari delle precedenti), fatta con il preciso intento di: a) danneggiare i 5 Stelle; b) eliminare le preferenze, minima garanzia di legittimazione popolare degli eletti; c) consentire ai cespugli e ai loro nani di riferimento l’occupazione di qualche cadrega di velluto. E però, immaginiamo per un attimo, che – sull’onda dello sdegno – il nostro parlamento riesca a licenziare, domattina, la più bella e perfetta delle leggi elettorali mai concepita da mente umana. Niente più Rosatellum, niente più dittatura alle viste, massimo potere possibile agli elettori nel segreto dell’urna. Bene. Facciamo un esperimento mentale e immaginiamo tre scenari post voto: 2) vince il Centrosinistra; 1) vince il Centrodestra; 3) vincono i 5 Stelle. Analizziamo le conseguenze. Nel primo caso, non cambierebbe nulla rispetto a ora, cioè avremmo un governo servile ai diktat dell’Europa Unita, forte con i deboli e debole con i Mercati, in prima linea nel fare gli interessi del patriziato globale e nel disfare quelli degli italiani tramite immigrazione selvaggia, svendita del patrimonio nazionale, diffusione della nuova mono-cultura consumistica, anti-identitaria e deterritorializzata. Nel secondo caso, avremmo Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia impantanati da Berlusconi nella palude dei Popolari Europei, quindi ancora Europa, ancora Mercati, ancora subalternità patria; magari con qualche licenza poetica a scopo decorativo (del tipo: “Ora andremo a battere i pugni sul tavolo a Bruxelles”) buona a strappare un compassionevole sorriso alla Merkel e a Macron. Nel terzo caso, avremmo una consistente forza politica, il Movimento, di origine ‘incendiaria’ (“faremo il referendum sull’Euro!” eccetera) ormai arruolata tra i pompieri del moderatismo europeo: 5 stelle su campo blu.  E allora spiegatemi –  se quella testé descritta è la fine della fiera –:  perché in ‘fiera’ (e cioè alla giostra della competizione elettorale) ci dovremmo andare? I giochi sono già decisi, i fucili caricati a salve, gli attori pupazzi di pezza. E vorrebbero pure che ci prestassimo alla baracconata per fare contenti i pupari. Anche no.

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