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Bovini e Manzoni

Diamo pure al Governo Conte ciò che va dato al Governo Conte: l’aver restituito un po’ di dignità al vilipeso amor proprio di un’intera nazione, l’aver raddrizzato la schiena troppe volte storta delle nostre istituzioni, l’averci restituito un po’ di sano buon senso pragmaticamente declinato in una maggiore difesa dei nostri confini, in un’attenzione più vigile alla sicurezza dei cittadini, in una priorità assegnata non più alle esigenze del sistema creditizio internazionale, ma a quelle di cinque milioni di poveri connazionali. Tanta roba? No, pochissima, ma tantissima se paragonata all’inerte sudditanza nei confronti degli Juncker, dei Moscovici, delle Merkel di turno, dimostrata dagli esecutivi precedenti. Detto questo?

Detto questo, tutto questo non basta perché il Governo Conte sta commettendo il più madornale degli errori: giocare a poker contro il baro. Anzi, peggio: accettare di giocare a poker con il baro sapendo che le carte sono truccate. Lo scostamento, tra l’altro minimale, dai limiti deficit-PIL, oltre a determinare una procedura sanzionatoria, comporta un implicito riconoscimento di quei limiti. Non è con la politica degli zero virgola che l’Italia uscirà dal pantano. Non è continuando a misurarsi con le regole suicide approvate dal Partito Democratico e da Forza Italia nel 2012 (il famigerato, e mai abbastanza vituperato, Fiscal compact) che il Paese si tirerà fuori dai guai. Il problema non è tanto la Commissione che ci richiamo all’ordine, ma il Parlamento italiano che alla Commissione ha conferito uno smisurato potere e che quelle regole criminali ha sottoscritto. E allora? Usciamo dall’euro? Affascinante, ma difficilmente praticabile, se non a prezzi salatissimi, nel breve. C’è una alternativa. Muoversi nel solco formale delle regole, sfruttando i bug del sistema e costruendo le premesse della rinascita. Per esempio, dandosi delle priorità assolute.

Intanto, la progressiva sterilizzazione dello spread, attraverso: la creazione di un’agenzia nazionale di rating più credibile di quelle speculatrici d’oltreoceano,  la modifica delle regole di collocamento dei Btp nelle aste marginali, un aumento e un’ampia pubblicizzazione dell’offerta di Bot ai cittadini italiani bypassando gli intermediari che scoraggiano tale investimento, l’impiego della Banca d’Italia per il ‘congelamento’ dei titoli invenduti nelle aste primarie (come insegna la Deutsche Bank). E poi, iniziando a tradurre in atti pratici quella sovranità monetaria che non abbiamo perduto: dalla stampa di biglietti di Stato (non proibiti dai trattati) all’utilizzo dei crediti fiscali, dall’emissione di minibot financo – foss’anche solo per la sua valenza simbolica –  all’aumento del volume di conio della monete metalliche (moneta ‘positiva’, di proprietà e competenza dello Stato e non della BCE). Certo ci vuole coraggio a smetterla di comportarsi come bovini al pascolo. E il coraggio, insegnava Manzoni, se uno non ce l’ha non se lo può dare.

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