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Non si uccide così una democrazia

Qualche sera fa, c’è stata una sfida televisiva tra due punte estreme del giornalismo italiano. ‘Estreme’ nel senso che non si toccano perché costituiscono i capi di una fune, per così dire; gente agli antipodi. Da un lato c’era Marco Travaglio, probabilmente il giornalista italiano più lucido, preciso, ironico, ficcante. Dall’altra parte, c’era Beppe Severgnini. Il  dialogo tra queste due opposte potenze della intellighenzia nazionale  non poteva che finire come è finito. Con una asfaltatura del ciuffo bianco, e sbieco, di Severgnini e con un progressivo spegnimento del suo sorriso stanco, e sbieco, davanti alle bordate di Travaglio.

Che non ci potesse essere partita lo capivi dall’inizio, va da sé. Come accomodarsi davanti alla tv per un match tra Real Madrid e Atletico Tenerife. Travaglio, come al solito, snocciolava dati, fatti, circostanze, pescandoli dalla sua prodigiosa memoria e facendone sintesi. Severgnini vagava nel mare magnum della retorica general generica del qualunquismo universale, quel mare pescoso da cui gli europeisti al cubo pescano le loro supercazzole quando sono in vena, cioè con sconfortante regolarità. Ogni tanto baluginava il barlume di un concetto, tipo: “Ci vogliono autorità di garanzia!”; e, subito, ti chiedevi se fosse davvero un concetto e, a tutto voler concedere, che cosa significasse quel concetto.

Ad ogni buon conto, alla fine della sfida, con uno ridotto a zerbino e l’altro che si puliva le suole, un concetto è emerso davvero. Per bocca di Travaglio, ovviamente. Il concetto non di ‘garanzia’, cui si aggrappava Beppe, ma di ‘democrazia’, cui si richiamava Marco. Il direttore de ‘Il Fatto’ ha ripetutamente chiesto a se stesso e ai telespettatori, più che a Severgnini (il quale non sembrava in serata da risposta pronta): ma se le cose stanno così, se persino il FMI può esigere dal Governo italiano un cambiamento del programma con cui i partiti che lo compongono hanno vinto le elezioni (e si sono impegnati con gli elettori), ma che diavolo li mandiamo a fare – gli elettori – in cabina elettorale? Ditecelo subito che la democrazia è finita e chiudiamo questa farsa. Ecco la parte più interessante della trasmissione. Marco Travaglio, il top dei nostri opinionisti, che si chiede, beffardo, se per caso la democrazia non sia finita. Questo è un bel concetto. La nostra democrazia, rebus sic stantibus, è davvero finita da un pezzo. Che Severgnini non l’abbia capito, non sorprende. Che Travaglio cominci a denunciarlo, fa ben sperare.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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