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Diamoci una regolata

Dai che cominciamo a divertirci. Questa settimana si parlerà un sacco di regole. Hanno già iniziato a farci una testa tanta: regole, regole, regole. Ci vogliono le regole. L’Italia deve rispettare le regole. Bisogna stare ai patti. Siccome non sono ancora riusciti a darci la spallata con le armi atomiche della finanza speculatrice, adesso provano a ‘corromperci’ con il diritto. E allora rispolverano un grande classico della manipolazione: il richiamo a un principio superiore e non derogabile. Quando un bambino non obbedisce, e il genitore ha esaurito la scorta di argomentazioni razionali, il bambino finirà per obbedire non perché ha capito, ma perché qualcuno glielo ha imposto. Glielo ha imposto una regola, fissata da mamma e papà. Oggi, con gli Stati nazione (vittime di un genocidio lucidamente programmato), vale la stessa regola: se non obbediscono ‘volenti’, debbono obbedire ‘nolenti’. Cioè devono adeguarsi anche controvoglia, assoggettarsi al giogo. Ma lo devono fare con gioia, col sorriso serafico dei beati martiri.

Lo stesso sorriso stronzo di un Moscovici e lo stesso sorriso ebbro di uno Juncker e lo stesso sorriso gelido di una Lagarde quando ci dicono: lo facciamo per il vostro bene, ma siccome non siete in grado di capire il vostro bene, allora dovete farlo non perché ci volete bene, ma perché ci sono le regole. E allora parliamo di regole, che diamine. Di regole infrante è piena la storia. Anzi, di regole infrante è piena la storia della democrazia e anche la storia della lotta dei popoli contro i soprusi degli usurpatori. Le regole inique sono scritte per essere infrante. Di regole da rispettare era piena la Francia di Vichy, l’Italia del ventennio, l’India sottomessa di Gandhi, il Sudafrica di Mandela. Dite che sono paragoni improponibili, perché lì c’erano delle dittature conclamate? Definite dittatura, per favore.

Vi aiuto con la Treccani: “Situazione data dall’accentramento, in via straordinaria e temporanea, di tutti i poteri in un solo organo, monocratico o collegiale”. Vi ricorda qualcosa? Vi ricorda qualcuno? Bene, allora adesso ricominciamo a ragionare sulle regole. Su quelle giuste e su quelle ingiuste. Su quelle decise dal basso e su quelle calate dall’alto. Su quelle proposte con la ragione e su quelle estorte con il ricatto. Poi – la prossima volta che un Moscovici qualsiasi vi ammonisce di rispettare le regole –  ricordategli la regola numero uno, lasciataci in eredità da Oriana Fallaci: con la plebe riscattata, ti ci romperai le corna.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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