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IL PIANO B

PIANO BA volte dovremmo chiederci se esiste un piano B. Il format di sviluppo sedicente sostenibile di cui siamo pedine prevede un postulato non negoziabile. Come l’esistenza di Dio per un credente. Il fedele può criticare i ministri di un culto, censurare il contegno del clero, auspicare un rinnovamento dei costumi, vagheggiare persino la revisione di qualche dogma un po’ vetusto. Ma non può mai mettere in discussione l’esistenza di Dio, benché indimostrata. L’homo religiosus, necessariamente, non ha un piano B. Tolto Dio dall’orizzonte, la sua vita precipita nel vuoto dell’assenza di senso e della mancanza di scopo. In ambito economico, ci muoviamo su un declivio pericolosamente inclinato verso la deriva senza alternative del tipo religioso. Il Dio su cui si regge la nostra vita civile, sociale, politica è la crescita indefinita, senza limiti. Se cresce il PIL, allora si può pensare in rosa: investimenti, lavoro, benessere. Ma se il PIL non cresce son cazzi. Finora ci è andata più bene che male. Dopotutto, siamo ancora qui a parlarne, nonostante le burrasche. Eppure, ogni tanto dovremmo interrogarci sul piano B. E’ assurdo, direte. Non possiamo non crescere, ci sono fior di economisti e politici lautamente pagati per far ripartire le macchine inceppate con strepitose riforme strutturali. Va bene, ci credo, ma se (dico se) avesse ragione Confindustria? In un report del suo centro studi dei primi di settembre si legge: “la crescita mondiale è molto più lenta del passato e delle attese, le previsioni di aumento del PIL globale sono state continuamente riviste al ribasso negli ultimi quattro anni. Ciò abbassa il sentiero di crescita dell’output potenziale verso cui il PIL tende nel lungo periodo, tanto che alcuni economisti parlano di stagnazione secolare”. Ops, e in tal caso che si fa? Di sicuro, l’intera classe politica attuale diviene inattuale. È composta da soggetti che si contraddistinguono per l’attitudine appresa a ragionare solo in termini di addizioni e moltiplicazioni. Gente non scolarizzata, sotto il profilo del pensiero laterale e delle strategie di emergenza. Tipo ingegneri nucleari rimasti assenti quando la maestra di prima elementare spiegava, in classe, le divisioni e le sottrazioni. Tornando all’allegoria religiosa: e se Dio non esistesse? Forse il vero dramma non è la stagnazione secolare, o millenaria, ma il non essere attrezzati culturalmente ad affrontare il lutto e, pragmaticamente, a elaborarlo per inventarci un piano B.

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