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La porta del diavolo

Nello scandalo pedofilia che sta scuotendo dalle fondamenta – e fino ai vertici – la Chiesa Cattolica, ci sono alcune questioni in sospeso non adeguatamente approfondite. Esse hanno a che fare con la donna, intesa in senso lato – eterico, ma anche erotico –  e quindi con ‘il  femminino’, cioè la quintessenza stessa, anche carnale, della femminilità. Eppure, tali questioni in apparenza non riguardano la donna, ma l’uomo e il bambino (maschio). È come se la donna, con la sua carica simbolica (intellettiva, emotiva e sensuale) antitetica al maschio, fosse il convitato di pietra di tutta la faccenda: non c’è, non è mai citata, non è l’oggetto della discussione; ma è come se ci fosse sempre, pudicamente velata dietro le balaustrate istituzionali e gerarchiche di una società (la Santa Chiesa Cattolica Romana) declinata tutta al maschile. Di fatto, a chiunque si interroghi sui preti e la pedofilia, un dubbio deve pur venire. E non ha tanto a che fare con il sesso in quanto tale. Il sesso è una componente naturale  dell’agire umano, ci mancherebbe, e non è certo coprendo le pudenda con una tonaca, o dietro un clergyman, che si può svirilizzare un uomo. La domanda centrale da porsi è perchè tutti questi religiosi, corrotti e corruttori, i quali hanno impunemente sfogato le loro brame nel corso degli ultimi decenni – ma, in realtà, nel corso ininterrotto degli ultimi venti secoli – lo abbiano fatto indirizzando le loro voglie soprattutto su corpi maschili preferibilmente imberbi (secondo ricerche attendibili, l’ottanta per cento degli episodi noti di pedofilia ecclesiale coinvolge bambini maschi).

Perché? Perché gli scandali sessuali, quando protagonisti sono gli ecclesiastici, compromettono quasi sempre individui di genere maschile, perlopiù minori? Perché si parla una lobby gay sotto la cupola di San Pietro? La risposta, forse, risiede (oltre che in un sacco di altre ragioni qui non indagabili per ragioni di spazio) in una delle colpe primigenie della Santa Chiesa Cattolica Romana: la misoginia. E cioè l’odio, tutto maschile e represso o mal sublimato, contro la donna quale scaturigine di cupidigie demoniache. Fare sesso con una donna, in altri termini, è sempre stata – per l’etica clericale –  l’apoteosi del peccato di lussuria (talora mortale). “Tu, donna, sei la porta del diavolo” scriveva Tertulliano.

Forse, destinare di libidinose attenzioni un uomo, o peggio un bambino, per una forma di  auto-assolutoria (e quindi consolatoria) perversione, costituisce – agli occhi, e per le coscienze, degli orchi annidati nei seminari e nelle sacrestie – una sorta di trasgressione marginale, perdonabile. È una spiegazione opinabile, come tutte le spiegazioni, ma non crediamo così lontana dal vero. E c’è un altro paradosso: a edificare questa ignobile e omertosa  macchina di dolore e menzogna (a danno dell’innocenza infantile) è stata proprio l’istituzione fondata da Colui che consigliò a chi era motivo di scandalo per gli innocenti di legarsi una macina al collo e buttarsi in mare: l’unica soluzione per un peccato che non merita assoluzione.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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