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OGGI PESCE

PESCEUna delle più grandi lezioni la possiamo trarre dalla sapienza dei pescatori di ogni latitudine e dai proverbi in cui quella sapienza gergale e popolare si compendia. Tipo: il pesce puzza dalla testa. Ecco, se volete capire come va il mondo e dove va il mondo da quando siamo entrati nelle terre assolate e rigogliose del Mercato Unico prendete l’articolo numero 3 del Trattato sull’Unione Europea, cristallizzato alfine nella carta di Lisbona del 2007 dove si legge che l’Unione si fonda su “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva che mira alla piena occupazione e al progresso sociale”. Trattasi di un formidabile ossimoro, laddove l’ossimoro è una figura retorica consistente nell’accostare, nella medesima locuzione, parole che esprimono concetti contrari. Ad esempio ghiaccio bollente oppure freddo soffocante oppure misero miliardario. Coniugare un’economia fortemente competitiva con la piena occupazione e il progresso sociale è un ossimoro destinato a non inverarsi mai. Perché la forte competitività, in natura come in società, determina per logica conseguenza la prevalenza del migliore sul peggiore, del più forte sul più debole, del più adattabile e innovativo sul fesso, sul tonto, sul lento. Insomma, la competitività è fatta per promuovere le eccellenze (cioè una elite) e mandare a ramengo tutti gli altri. Implica, inoltre, come corollario indefettibile che al soccombente sia anche ammannito un predicozzo sulla meritocrazia e sul fatto che – se sei rimasto indietro – è perché non hai sgobbato abbastanza duro e quindi non sei arrivato sul podio. E mo’ son cazzi tuoi, come direbbe un fervente luterano cultore della predestinazione riservata ai mejo. Se questa è la testa del pesce, capite perché tutto il resto puzza da morire? Sa di vecchio e va buttato. Quindi, nelle segrete stanze del PD dove fervono i lavori degli uffici studio applicati a progettare il domani, si sono resi conto di aver puntato sulla riforma costituzionale sbagliata. Gli articoli da eliminare erano ben altri che non quelli sul Senato e sul CNEL. Ora si stanno concentrando su certi principi così ammuffiti da puzzare più della testa del fatidico pesce. Tipo l’1 (“l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”), il 47 (“la Repubblica tutela il risparmio, in tutte le sue forme, disciplina coordina e controlla il credito”) o il 35 (“promuove e favorisce le organizzazioni internazionali intese a affermare e regolare i diritti del lavoro”) o il 38 (“ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”). Capite bene come si tratti di pezzi d’antiquariato incompatibili con l’esigenza darwiniana di una selezione innaturale di quella specie in via d’estinzione qualificabile come cittadino sovrano di una comunità basata su principi di equità civile e solidarietà sociale. Ci vuole una riforma strutturale che provveda a un’operazione di igienica bonifica costituzionale. Essa, peraltro, avrebbe solo più una funzione estetica visto che quegli articoli sono già stati inumati da tempo. Ma la faranno, uh se la faranno. I vertici hanno già in canna un proverbio mutuato dal confuciano Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita: nega un diritto a un lavoratore e lo fotterai per un giorno; vincolalo a un trattato e lo fotterai per tutta la vita.

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