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SUONALA ANCORA, SAM

GENECi sono due modi, entrambi legittimi, di reagire all’attentato pre referendum sulla Brexit, puntuale come una tassa. Uno è quello convenzionale il cui disco gira più o meno così: è inevitabile porre in relazione i due eventi e lo schieramento di chi detesta l’Europa cova brutti mostri e anche qualche pazzo fanatico. L’altro modo è quello di chi sospetta: guarda caso, alle soglie di un appuntamento che conta, prima sussultano le borse, poi sussultano i neuroni in capo a un border line e ci scappa il morto. Il secondo modo che ho detto potrebbe essere classificato, spregiativamente, come dietrologia, vale a dire tendenza a intravedere manine sapienti o regie occulte dietro i fatti raccontati dai media mainstream. Il primo, invece, potrebbe essere, sempre spregiativamente, definito puerilità gonza cioè rifiuto incondizionato (e infantile) di teorizzare la polvere sotto il tappeto. O di ammettere una realtà molto più marcia e meno casuale di quella visibile a occhio nudo. Ma la pubblicistica in voga  batte sempre e solo la prima strada e criminalizza chi azzarda la seconda. Appena succede il fattaccio (dall’incidente automobilistico del leghista Bonanno all’assassinio di Jo Cox) parte la guerra preventiva, a suon di oltraggi, a chiunque osi mettere in discussione l’imponderabile crudeltà del destino cinico e baro: complottista, cospirazionista, paranoico, e via insultando. Eppure non viviamo nel Paese di Alice, pur assistendo quotidianamente a una serie incomparabile di Meraviglie. Abitiamo, piuttosto, nella Terra di Mezzo dove è verità riconosciuta che si sia combattuta una guerra (in Irak), dal numero incalcolabile di morti ammazzati, sulla base di una falsa fialetta di liquido di estinzione di massa esibita in tv dal segretario di stato U.s.a. Soggiorniamo anche nel pianeta di Alderaan in cui Ferdinando Imposimato, il giudice istruttore del processo sul sequestro Moro (non proprio Tonino Cacciapanzane), scrive un libro (I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia, Newton Compton editore) col quale spiega, papale papale, che i vertici e i servizi della Repubblica conoscevano la prigione proletaria dello statista democristiano. Se vogliamo dirla tutta, teniamo casa e residenza in quella Collina dei Conigli dove è verità processuale acclarata che diversi crimini degli anni di piombo accaddero per mano diversa da quella, sedicente e ufficiale, che si premurò di denunciarli. Si chiamava strategia della tensione: destabilizzare per stabilizzare. Nonostante questi e mille altri precedenti suggeriscano un filo di rispetto nei confronti di chi fiuta puzza di zolfo al solo sentir cianciare di verità ufficiali, la sistematica campagna di delegittimazione selettiva dei non allineati continua senza tregua. E vi si distingue, va pur detto, la rassegna stampa mattutina di Radio Radicale. Ascoltatela ogni tanto perché è uno spasso, la vera Radio Londra del pudicamente corretto. Battute, sghignazzate, prese in giro all’indirizzo di chi si azzarda a mettere il capino fuori dal guscio. E un sovrano rispetto per le apparenze da salvare, soprattutto se extra-multi-transnazionali. Torna in mente quella irresistibile immagine di Gene Wilder, la guancia appoggiata sul pugno, il cappello a cilindro in testa, lo sguardo trasognato e la mitica frase di un film cult: “Suonala ancora, Sam”.

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