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RADIO SHARIA

RADIOA volte, per capire i processi che innescano certi fenomeni dagli esiti brutali, è necessario occuparsi di tutt’altro. Nei giorni scorsi, un’intervista a don Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, ci ha permesso di raccogliere perle più preziose di un rosario di platino. Il discorso affrontato dal presule verteva sui libri contenenti le esplosive rivelazioni della Vatican spy story. Fior da fiore: “Gli autori di questi libri, le case editrici, diventeranno milionari. Voglio semplicemente dire che l’avete fatto per guadagnare!” Lo urtica l’idea che una persona possa (anche) guadagnare, in termini di vil moneta, da un libro-denuncia di verità scomode alla setta di riferimento. C’è una spiegazione in questa logica bizzarra: al fedele, di qualsiasi chiesa, non sta a cuore la verità in sé, ma la Verità in lui. Questione di V, come vendetta ma, a seconda del carattere impiegato, cambia tutto. Infatti, il reprobo che osi contaminare di minuscole verità prosaiche la Maiuscola Verità Poetica del credente, merita la morte. Chi partorisce e veicola ragionamenti siffatti non è sfiorato dal dubbio che sia del tutto legittimo, per uno scrittore, fruire di ritorni economici oltre che di immagine, fama, apprezzamento per il lavoro di indagine svolto. Al cavalier servente di una fede gratuita e monda dal soldo (quale ogni Fede ufficialmente è), il pensiero del guadagno sulla Verità, con la V maiuscola, è intollerabile. Il problema non è che la sua Comunità sia corrotta dalle fondamenta (come divulgato dai libri di chi si procaccia da vivere scrivendoli) o magari che il saggista spacci notizie false, ma che il medesimo ne ricavi un guadagno scoperchiando magagne vere. Ma la chicca da collezione è un’altra e risiede nella punizione che il fedel d’amore immagina per i peccatori. Una punizione della madonna, davvero: “Voglio semplicemente dire, a chi ha venduto i documenti, a chi li ha comprati… Dico loro che Giuda dopo aver concluso l’affare andò a impiccarsi. Andò a cercare l’albero dove si impiccò.” Fenomenale. Morte incolga chi rivela il marcio del mio mondo, anche se è un marcio vero. In conclusione, però, l’intemerata di Don Fanzaga è carente. Manca, al suo anatema, il coraggio di ammettere che si può discutere di tutto tranne che della polvere dell’oratorio clericale. Allora, egli ricorre all’accusa bizantina dell’intollerabile guadagno sottostante alla colpa. Manca, poi, l’audacia di emettere una fatwa come si deve, sulla falsariga dei ben più ardimentosi mullah islamici. E allora, il nostro invita i rei a fare da sé. Retaggio di un tempo lontano in cui la Chiesa non si sporcava le mani della cenere di un eretico, ma lo consegnava al braccio secolare per l’esecuzione del barbecue. Nelle parole del don resta però, va pur detto, il fascino discreto dell’impiccagione. A cui nessun fedele al mondo, per quanto sia in sonno, riesce a sottrarsi. Oggi, in troppi si stanno svegliando.

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