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Se il Covid-19 sparisse dalla nostra vista, e dai nostri polmoni, con la stessa velocità con cui il libro del ministro Speranza è scomparso dalle librerie, la speranza con la s minuscola tornerebbe rapidamente in cima alla lista delle virtù più praticate.

Di cosa parliamo? Di un aspirante best seller troncato sul nascere: il saggio del nostro incommensurabile (nel senso che è smisurata la sua inefficacia nella lotta al Coronavirus) Ministro della Salute. Il quale – un po’ per sfortuna un po’ perché non dire gatto se non ce l’hai nel sacco – ha trovato il tempo di scrivere un testo sull’epidemia dal suggestivo titolo “Perché guariremo”. Che, già di per sé – sia detto senza offesa – porta sfiga.

Infatti, dà per scontato che siamo tutti malati. Altrimenti, che bisogno ci sarebbe di spiegarci perché “guariremo”? Ad ogni buon conto, il nostro ha pensato bene di bloccare la vendita del prestigioso volume. Oggi è troppo impegnato nella lotta al Covid-19 per poter presentare un tomo in cui spiega come ha fatto a sconfiggere il Covid-19. Forse, il titolo giusto poteva essere: “Le ultime parole famose…”, ma ormai è andato in stampa e non si può più rimediare. Però, qualche capitolo lo potrebbe comunque aggiungere, il ministro.

Ad esempio, uno sul fatto che si può arrivare a una sintesi (sulle ragioni di questo maledetto contagio) condivisa sia dai pochi, e vituperati, “negazionisti” sia dai numerosi, e lodevoli, impanicati. Se c’è una cosa – dico una-cosa-una, non smentibile da chicchessia – imparata in dieci mesi di convivenza con il virus venuto dalla Cina è che non mette sotto stress né la salute individuale, né la salute collettiva. Mette sotto stress il sistema sanitario.

Perché, al netto di imprecisioni inessenziali, questo morbo costringe alla terapia intensiva una certa percentuale di contagiati. Se questi poveri cristi non andassero a saturare il (troppo esiguo) numero di posti letto (cinquemila suppergiù) destinati alla respirazione artificiale, state certi che dell’isteria oggi diffusa a ogni livello, politico e mediatico, non vi sarebbe traccia. Il dannato problema è che il sistema va in tilt non appena la curva dei “malati” supera una certa soglia critica. A quel punto, le strutture sanitarie esplodono perché sono sottodimensionate rispetto alle richieste di cura.

In un mondo ossessionato dalla logica del mercato e della competitività, è forse giusto – per quanto sia cinico sottolinearlo – che la malattia più gettonata abbia a che fare con il concetto di “domanda” e di “offerta”; ci sono troppi potenziali consumatori di un diritto troppo rapidamente tagliato dalle affilate cesoie dell’austerity: l’articolo 32 della Costituzione. Ecco, Speranza potrebbe partire da qui per una seria riflessione sul suo prossimo “romanzo”. Dal fatto che il partito in cui egli milita è il principale responsabile dei “risparmi” sul nostro sistema sanitario negli ultimi dieci anni.

Sapete a quanto ammonta il “fabbisogno” insoddisfatto 2010-2019 del S.S.N. secondo il quarto rapporto della Fondazione Gimbe? A 37 miliardi. E quanto “quota” il prestito capestro del MES? 37 miliardi. Micidiale, vero? Ovviamente è una fottuta coincidenza. Eppure, se lorsignori avessero fatto il loro porco dovere in questi anni, non avrebbero neanche bisogno di appellarsi a una soluzione, in sé e per sé masochista, come il MES. E per “loro dovere” intendiamo: pensare alle priorità della cosa pubblica e non a quelle delle banche, dei mercati e di Bruxelles.

Ma, in realtà, c’è di più e di peggio: se negli ultimi sei mesi, non nell’ultimo decennio, avessero implementato di tre o quattro volte i posti di terapia intensiva e i medici e infermieri indispensabili per farli funzionare – anziché baloccarsi con gli spritz sui navigli, con gli “Stati generali” e con i banchi a rotelle – oggi l’eventuale blocco parziale o totale delle nostre vite diurne e notturne non sarebbe incipiente, ma molto di là da venire.

Per concludere, abbiamo un titolo da suggerire alla prossima fatica editoriale di qualsiasi ministro della nostra Repubblica: “Come guariremo”. Ma non dal Covid, bensì dalla scellerata insipienza e cecità che ha indotto milioni di italiani a seguitare a votare gli eredi del defunto, e mai rimpianto, PCI. Se l’opera vendesse milioni di copie, non avremmo più Speranza. Solo speranza. Una rivoluzione “minuscola” che fa tutta la differenza del mondo.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

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