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IL FUTURO IN POCHE PAROLE

orwellSe ci avessero detto, qualche tempo fa, che un bel giorno una bella testa avrebbe messo nero su bianco, su un regolamento, l’obbligo di cancellare certe parole dal lessico d’uso quotidiano e di sostituirle con altre, gli avremmo risposto: ‘ma chi ti credi di essere, George Orwell?’. La sghignazzata conseguente ci avrebbe rituffati nella consolante illusione che le brutte cose succedono solo nei libri di fantascienza, come il celebre ‘1984’ dello scrittore britannico. La stessa consolante illusione che nutre i grandi discorsi e i piccoli cervelli di molti esponenti della contemporaneità: politici, per lo più, ma anche uomini di cultura e protagonisti della cosiddetta società civile. Per costoro, le ‘brutte cose’ succedono solo nelle utopie negative di certi romanzieri pessimisti. Anche no. Il regolamento spazza-parole alla fine è arrivato e anticipa quel futuro da galeotti che la matrice ha in serbo forse per noi, quasi di sicuro per i nostri figli, certissimamente per i nostri nipoti. E non è un caso, o magari è l’ironia della sorte, che esso promani dal Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria sotto forma di una circolare datata 30.03.2017. Tale scartoffia ingiunge perentoriamente ai funzionari del settore carcerario di cancellare dal loro lessico professionale  alcune parole ritenute segno di una “progressiva e deprecabile infantilizzazione e di un isolamento del detenuto dal mondo esterno”. Così, in forza di un provvedimento ‘normativo’, la parola cella dovrà essere sostituita dalla locuzione ‘camera di pernottamento’, la parola piantone da ‘assistente alla persona’, il portapane con ‘addetto alla distribuzione dei pasti’, il cuciniere con ‘addetto alla cucina’. Ora, trattenete le risate perché c’è poco da ridere. Qui non stanno  pigliando per il culo (scusate, volevamo dire ‘irridendo con fare di scherno’) la popolazione delle carceri italiane‎. Stanno approntando, per gradi, l’avvenire. Quindi, Orwell c’entra eccome, giacché una delle strategie più utilizzate, ed efficaci, di ogni dittatura post moderna (sono oramai rottami della storia quelle novecentesche coi militari  e i colonnelli e tutte le ‘decorazioni’ dell’autocrazia) consiste nel procedere per gradi. Lo scenario agghiacciante del romanzo di George, dove il linguaggio è stato impoverito al punto da impedire alle persone financo di concepire la ‘dicibilità’ di una parola ‘dissenziente’, si costruisce  un ‘centimetro’ alla volta. Quindi, mai come in questo periodo storico, dobbiamo essere sensibili alle foglie, attenti alle impercettibili variazioni dei micro-mondi periferici, quali ad esempio il pianeta carcerario della notizia succitata. È  in quelle zone franche che si sperimentano gli avamposti di una incipiente deriva totalitaria. Ecco perché queste news apparentemente ridicole vanno invece prese molto sul serio. È  come una lillipuziana breccia nella paratia che ci separa dagli anni a venire: ci consente di vedere aldilà dell’odierno. Ora, incrementiamo ‘enne volte’ la circolare in questione e avremo un assaggio di altri regolamenti, di altre direttive rivolte non più ai fisicamente reclusi di oggi, ma ai mentalmente reclusi di domani.

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